TUMEFAZIONI DEL COLLO

Lump Clinic e agoaspirato ecoguidato: un modello affidabile per la diagnosi differenziale delle masse laterocervicali
ECOGRAFIA AGOASPIRATO LUMP CLINIC


Chi si occupa di patologia oncologica del distretto testa-collo sa bene quanto sia importante una diagnosi precoce sia di fronte a masse laterocervicali che a patologie delle ghiandole salivari. E’ infatti di ordinaria amministrazione per il chirurgo Otorinolaringoiatra gestire pazienti che giungono alla nostra osservazione con linfoadenopatie sospette o con tumefazioni delle ghiandole salivari che necessitano di una risposta rapida e precisa per essere indirizzati a giusto trattamento. In questo scenario, la biopsia con ago sottile (FNAB) sotto guida ecografica è da tempo uno degli strumenti cardine nella valutazione preoperatoria delle tumefazioni del distretto testa-collo. Tuttavia, quanto possiamo fidarci di questo esame nella diagnosi specifica di metastasi da carcinoma squamoso o in quella di adenoma pleomorfo? E soprattutto, quanto il contesto in cui viene eseguito fa la differenza?

Uno studio retrospettivo condotto presso l’Ospedale Universitario di Sassari, recentemente pubblicato, ha provato a rispondere a questi interrogativi analizzando l’esperienza di una “Lump Clinic” multidisciplinare attiva dal 2017 al 2023. Il modello organizzativo, ispirato ai sistemi sanitari anglosassoni, prevede un percorso strutturato in cui il chirurgo otorinolaringoiatra esegue personalmente l’ecografia del collo e la FNAB ecoguidata, con valutazione citologica immediata a letto del paziente (ROSE) da parte dell’anatomopatologo. L’integrazione dei dati citologici con quelli clinici, ecografici e radiologici consente infine di formulare una diagnosi multiparametrica condivisa. Consente inoltre di far risparmiare al paziente tempo prezioso in termini diagnostici ma anche in molti casi di risparmiarsi una cervicotomia.

Ad esempio per quanto riguarda l’Adenoma Pleomorfo: su un totale di 633 FNAB eseguite nel periodo considerato, 413 riguardavano le ghiandole salivari maggiori. Di questi pazienti, 214 sono stati sottoposti a chirurgia e in 76 casi l’esame istologico definitivo ha confermato l’adenoma pleomorfo. I numeri parlano chiaro: la FNAB ha mostrato una specificità del 97% e una sensibilità dell’89,5%, che sale al 93,4% quando si considera la diagnosi multiparametrica. I falsi negativi si sono ridotti da 8 a 5 grazie all’integrazione dei dati, mentre i falsi positivi (4 casi: un carcinoma adenoideo cistico, un tumore di Warthin e un mioepitelioma) testimoniano la complessità del diagnosi differenziale in questo ambito.

Cosa rende questo studio diverso dalla semplice validazione di una metodica già nota? L’aspetto più rilevante è probabilmente il modello organizzativo. Il chirurgo testa-collo non si limita a ricevere un referto citologico, ma partecipa attivamente all’intero processo diagnostico: esegue l’ecografia, seleziona il sito di prelievo sulla base delle proprie conoscenze anatomiche e della valutazione clinica diretta, e discute il risultato in tempo reale con il citopatologo. Questo approccio integrato consente di ridurre i campioni non diagnostici, migliorare la qualità del prelievo e accelerare il percorso decisionale.

Le implicazioni cliniche sono significative. A differenza del tumore di Warthin, che può essere monitorato nel tempo, l’adenoma pleomorfo richiede sempre un trattamento chirurgico per il rischio di crescita progressiva, recidiva e degenerazione maligna. Poter contare su una diagnosi preoperatoria affidabile significa non solo definire con maggiore sicurezza la priorità chirurgica, ma anche pianificare l’intervento in modo da ridurre la complessità della procedura, preservare il nervo facciale e minimizzare il rischio di recidiva. A tal proposito, nel campione analizzato non si sono osservate recidive in un follow-up medio di 41 mesi, dato confortante che si accompagna a un tasso di paresi facciale transitoria del 21,4% e un solo caso di paralisi permanente (in un caso di recidiva).

Oltre che per le ghiandole salivari l’utilizzo della metodica ROSE (rapid on-site evaluation) si è rilevato fondamentale per evitare, in particolare, una situazione molto pericolosa ovvero la violazione del collo per esecuzione di linfoadenectomia diagnostica ( spesso richiesta dai colleghi specialisti in Ematologia ) con l’inaspettato risultato di metastasi linfonodale da carcinoma squamocellulare. Tale violazione rende complicate future chirurgie e riduce l’aspettativa di vita. In questo contesto la ROSE permette in regime ambulatoriale di candidare in modo appropriato il paziente a linfoadenectomia diagnostica o meno.

FIG 1. Esempio di seduta di ROSE. immagine generata con IA

In conclusione, questo lavoro conferma che la FNAB ecoguidata, quando inserita in un contesto multidisciplinare strutturato e supportata dalla valutazione citologica immediata, raggiunge livelli di affidabilità diagnostica elevati nella gestione sia dell’adenoma pleomorfo che delle masse laterocervicali. Il modello della Lump Clinic, ancora poco diffuso nel panorama italiano, merita di essere considerato come riferimento organizzativo per chi si occupa di patologia oncologica del testa-collo offrendo vantaggi non solo diagnostici ma anche formativi nei contesti accademici. Nonostante permanga un margine di errore ineliminabile, la FNAB resta un pilastro irrinunciabile nella gestione delle neoplasie salivari e non solo.

 

Francesco Bussu

Stefano Carraro

 



16 Giugno 2026


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