RINOLOGIA
L’introduzione dei biologici ha profondamente modificato la gestione della rinosinusite cronica con poliposi nasale severa, aprendo scenari terapeutici impensabili fino a pochi anni fa. Con l’aumento dell’esperienza clinica, tuttavia, emerge sempre più chiaramente una nuova domanda: cosa fare dopo il primo anno di trattamento? In particolare, è possibile ridurre l’intensità terapeutica nei pazienti che ottengono un buon controllo di malattia senza comprometterne l’efficacia?
Il tema della de-escalation dei biologici è oggi centrale non solo per motivi clinici, ma anche per sostenibilità, tollerabilità e qualità di vita dei pazienti. In questo contesto, lo studio oggi analizzato affronta una questione estremamente pratica e rilevante per la quotidianità clinica: la riduzione della frequenza di somministrazione di dupilumab, da due settimane a una volta al mese, mantiene l’efficacia nel lungo termine?
Si tratta di uno studio monocentrico real-life con disegno retrospettivo-prospettico, che ha incluso 148 pazienti affetti da rinosinusite cronica con poliposi nasale severa e non controllata, trattati con dupilumab e seguiti per almeno due anni. Tutti i pazienti ricevevano il dosaggio standard di 300 mg sottocute, con successiva eventuale estensione dell’intervallo di somministrazione in base alla risposta clinica o ad altre esigenze.
I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi omogenei per gravità di malattia: il gruppo A ha mantenuto il dosaggio standard ogni due settimane, mentre il gruppo B ha progressivamente esteso l’intervallo di somministrazione fino ad una somministrazione mensile. La decisione di modificare il dosaggio è stata guidata da diversi fattori, tra cui controllo clinico stabile, richiesta del paziente, comparsa di effetti collaterali minori o persistenza di eosinofilia. Proprio questo approccio, potenzialmente percepito come un limite metodologico, rappresenta invece uno degli elementi di maggiore interesse dello studio, poiché riflette in modo molto realistico la pratica clinica quotidiana e rende i risultati particolarmente trasferibili nella gestione dei pazienti.
Nel complesso, il trattamento con dupilumab ha determinato un miglioramento significativo e duraturo di tutti gli outcome clinici valutati, inclusi dimensioni dei polipi, sintomi nasali, qualità di vita e funzione olfattiva, con benefici mantenuti fino a 24 mesi. L’aspetto più interessante è che l’estensione dell’intervallo di somministrazione a quattro settimane non ha determinato una perdita di efficacia: i pazienti sottoposti a de-escalation hanno mostrato miglioramenti sovrapponibili a quelli trattati con schema standard, con riduzioni significative dei punteggi SNOT-22 e un recupero progressivo dell’olfatto, confermando la stabilità della risposta clinica anche nel lungo periodo.
Un ulteriore elemento di interesse riguarda la gestione dell’eosinofilia indotta da dupilumab. Nei pazienti con eosinofilia persistente, la riduzione della frequenza di somministrazione si è associata a una diminuzione dei livelli di eosinofili, suggerendo un potenziale beneficio non solo in termini di sostenibilità del trattamento, ma anche di tollerabilità complessiva.
Uno dei principali punti di forza del lavoro è rappresentato dalla dimensione della coorte e dal follow-up di due anni, ancora relativamente raro negli studi real-life sui biologici nella poliposi nasale. Inoltre, l’analisi comparativa tra i due gruppi consente di valutare direttamente l’impatto della de-escalation, superando il limite di molte esperienze precedenti. Il lavoro affronta inoltre un tema di grande rilevanza clinica e organizzativa, suggerendo la possibilità di strategie terapeutiche più flessibili e personalizzate.
Come spesso accade negli studi real-life, il disegno non randomizzato rappresenta il principale limite metodologico, poiché la decisione di ridurre la frequenza di somministrazione è guidata dalla risposta clinica e introduce un potenziale bias di selezione. Anche la natura monocentrica dello studio può limitarne l’applicabilità ad altri contesti clinici, così come la variabilità nel timing della de-escalation, che riflette la pratica clinica ma rende più complessa l’interpretazione dei dati.
Questo lavoro affronta una delle domande più concrete che oggi emergono nella gestione dei pazienti trattati con biologici: è possibile ridurre l’intensità del trattamento una volta raggiunto il controllo della malattia? I risultati suggeriscono che, nei pazienti con risposta stabile, l’estensione dell’intervallo di somministrazione di dupilumab può rappresentare una strategia ragionevole, senza compromettere l’efficacia clinica, con potenziali vantaggi in termini di aderenza, tollerabilità e sostenibilità.
Resta comunque necessario un ulteriore livello di evidenza prospettica prima di definire protocolli condivisi di de-escalation. Tuttavia, il messaggio che emerge è chiaro: la gestione dei biologici nella poliposi nasale sta evolvendo verso modelli sempre più flessibili e personalizzati. In questo scenario, la de-escalation di dupilumab non appare più come un’ipotesi teorica, ma come una possibilità concreta, capace di accompagnare l’evoluzione della terapia biologica verso una gestione più dinamica, sostenibile e realmente centrata sul paziente.
Giuseppe Trisolini
23 Giugno 2026
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