LARINGOLOGIA
La paralisi cordale monolaterale rappresenta una condizione relativamente frequente nel panorama della laringologia funzionale che comporta compromissione della mobilità di una corda vocale. Tale quadro determina generalmente disfonia, affaticamento vocale, ridotta efficacia della tosse e, nei casi più severi, disturbi della deglutizione con un impatto significativo sulle interazioni sociali e sulla qualità di vita dei pazienti.
Il trattamento della paralisi cordale monolaterale si fonda ormai da decenni principalmente su due diverse strategie chirurgiche: la laringoplastica iniettiva e la tiroplastica di medializzazione. Sebbene entrambe siano ampiamente utilizzate nella pratica clinica, la scelta tra le due procedure non sempre si basa su criteri univoci. Una nuova revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2025 sugli European Archives of Oto-Rhino-Laryngology offre oggi alcuni elementi utili per orientare questa decisione.
L'obiettivo di entrambe le procedure è correggere l'insufficienza glottica causata dalla mancata adduzione della corda paralizzata.
La laringoplastica iniettiva prevede, agendo dall’interno della laringe, l'infusione di un materiale di riempimento all'interno della corda vocale paretica (tipicamente grasso autologo prelevato a livello addominale) per aumentarne il volume e favorire il contatto con la corda controlaterale. È una procedura relativamente semplice, eseguibile in anestesia generale in microlaringoscopia in sospensione, ma potenzialmente anche in anestesia locale e in regime ambulatoriale con strumentazione flessibile in pazienti selezionati.
La tiroplastica di medializzazione, descritta originariamente da Isshiki negli anni Settanta, consiste invece nel posizionamento di un impianto protesico in silicone biocompatibile attraverso una finestra cartilaginea realizzata a livello della cartilagine tiroidea mediante una piccola cervicotomia in anestesia locale. L'intervento modifica in modo potenzialmente permanente la posizione della corda vocale paralizzata spingendo medialmente il processo vocale dell’aritenoide, consentendo una migliore chiusura glottica durante la fonazione.
In termini pratici, la prima è generalmente considerata una procedura più rapida, meno invasiva, con risultati potenzialmente non definitivi per parziale riassorbimento del grasso, ma facilmente ripetibile; la seconda rappresenta una soluzione più stabile e definitiva, nonostante sia più complessa dal punto di vista chirurgico e richieda l’impiego di protesi dedicate.
Gli autori hanno analizzato 13 studi che complessivamente includevano quasi 900 pazienti affetti da paralisi cordale unilaterale. Di questi, 428 erano stati trattati mediante laringoplastica iniettiva e 444 mediante tiroplastica di medializzazione.
L'aspetto più interessante emerso dall'analisi è che entrambe le tecniche si sono dimostrate valide ed efficaci nel migliorare la qualità vocale, senza evidenziare una chiara superiorità globale dell'una rispetto all'altra. Le differenze osservate sembrano infatti riflettere soprattutto le diverse modalità con cui ciascun intervento modifica la biomeccanica della glottide. La laringoplastica iniettiva ha mostrato risultati particolarmente favorevoli su alcuni parametri acustici di stabilità vocale, come il jitter, indice delle variazioni ciclo-per-ciclo della frequenza fondamentale. La tiroplastica, invece, ha evidenziato miglioramenti più marcati dello shimmer, parametro che misura la variabilità dell'intensità sonora. In altre parole, entrambe migliorano la qualità vocale, ma sembrano farlo attraverso meccanismi fisiologici parzialmente differenti. Ambedue le tecniche risultano inoltre avere un ottimo profilo di sicurezza, anche se alcune complicanze perioperatorie (come l’emorragia della corda vocale o l’estrusione dell’impianto) sembrano essere lievemente più frequenti in seguito alla tiroplastica di medializzazione.
Considerando quanto l’uso efficace della voce impatti nella vita di tutti i giorni, la presenza di paralisi cordale può causare iportanti limitazioni che travalicano la mera produzione sonora: difficoltà nelle relazioni sociali, riduzione delle performance lavorative, limitazioni nelle attività professionali che richiedono un uso intensivo della voce e perdita della fiducia comunicativa.
Proprio per questo, uno degli obiettivi più rilevanti nella gestione di tale patologia è il miglioramento della percezione soggettiva del paziente e, conseguentemente, della sua qualità di vita. La revisione conferma che sia la laringoplastica iniettiva sia la tiroplastica determinano miglioramenti significativi negli indicatori di qualità di vita correlati alla voce, senza una predominanza di una tecnica rispetto all’altra. Questo dato è particolarmente importante perché ricorda come il successo terapeutico non possa essere valutato esclusivamente attraverso parametri acustici o misure aerodinamiche, ma debba includere l'esperienza reale del paziente.
Tradizionalmente la laringoplastica iniettiva è stata considerata il trattamento ideale nelle fasi iniziali della paralisi cordale, soprattutto quando esiste una concreta possibilità di recupero spontaneo della funzione nervosa (tipicamente entro i primi 9-12 mesi).
La procedura permette infatti di ottenere un miglioramento rapido della fonazione e della protezione delle vie aeree, senza precludere eventuali opzioni chirurgiche future.
Negli ultimi anni, tuttavia, il ruolo della laringoplastica iniettiva si è ampliato. L'evoluzione dei materiali disponibili e la possibilità, in casi selezionati, di eseguire la procedura a paziente vigile ed in setting ambulatoriale ha reso questa soluzione sempre più attraente anche per pazienti fragili, anziani o con comorbidità che rendono meno desiderabile un intervento chirurgico tradizionale.
La tiroplastica di medializzazione continua a rappresentare il riferimento per molti casi di paralisi permanente. Il principale vantaggio risiede nella stabilità del risultato nel tempo e nella “customizzazione” nella scelta della protesi. A differenza di alcuni materiali iniettabili soggetti a riassorbimento progressivo, l'impianto in silicone biocompatibile consente una correzione duratura e stabile. L’esito vocale si fonda poi scelta della protesi più adatta per forma e dimensioni, regolabile intraoperatoriamente sulla base del feedback vocale del paziente durante l’anestesia locale. Andando a modificare non solo il volume della corda vocale, ma anche la posizione dell’aritenoide paralizzata, la tiroplastica è in grado di massimizzare il grado di chiusura glottica e potenzialmente di ridurre in modo significativo il rischio di inalazione e disfagia, a differenza di quanto sembra accadere con la laringoplastica iniettiva. Tale miglioramentyo non sembra essere sempre presente, ma è stato riportato in maniera statisticamente significativa da almeno uno studio incluso nella metanalisi.
Come spesso accade in molti altri ambiti chirurgici, anche la fonochirurgia della paralisi cordale monolaterale beneficia di un atteggiamento personalizzato. Età, condizioni generali, eziologia della paralisi, durata dei sintomi, possibilità di recupero neurologico, aspettative funzionali, presenza concomitante di alterazioni vocali e alterazioni deglutitorie, rappresentano variabili che influenzano profondamente la scelta terapeutica.
Le evidenze disponibili suggeriscono che entrambe le procedure siano strumenti efficaci nelle mani del laringologo esperto, la laringoplastica da preferirisi nelle fasi più precoci della malattia, la tiroplastica più indicata se coesistono concomitanti alterazioni della deglutizione. La vera sfida non è scegliere il trattamento migliore in assoluto, ma individuare il trattamento più appropriato per il singolo paziente, nel momento giusto della sua storia clinica.
Andrea Carobbio
15 Luglio 2026
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