La prima domanda che occorre porsi nell'affrontare la funzione e la disfunzione del sistema vestibolare è quale sia il ruolo fisiologico di questo sistema. È noto che il sistema vestibolare genera i riflessi responsabili della stabilità dello sguardo e del controllo posturale della testa e del corpo. Oltre al controllo motorio, esso svolge un ruolo essenziale nella percezione del movimento. Coerentemente con tali funzioni, i principali sintomi conseguenti a una disfunzione vestibolare comprendono il nistagmo, il disequilibrio posturale, l'instabilità e la vertigine.Negli ultimi anni è tuttavia emerso come il sistema vestibolare partecipi anche a numerosi processi cognitivi ed emotivi di ordine superiore. Tra questi rientrano la coscienza di sé e del proprio corpo, la regolazione dell'umore e delle emozioni, alcuni aspetti della personalità, la memoria, le capacità di elaborazione numerica, la percezione del tempo, i processi decisionali e la sincronizzazione del ritmo sonno-veglia. È verosimile che tali funzioni siano mediate dalle estese connessioni anatomiche e funzionali del sistema vestibolare con strutture sottocorticali e corticali, e in particolare con l'ippocampo, contribuendo alla costruzione della rappresentazione interna dello spazio e della posizione del corpo al suo interno, nonché alla percezione del sé nello spazio.
Affinché il sistema nervoso centrale possa elaborare correttamente i segnali vestibolari e generare risposte funzionali appropriate, è indispensabile che i recettori vestibolari siano strutturalmente integri e funzionalmente efficienti. Quali informazioni trasmettono questi recettori? È ormai consolidato che le creste ampollari dei canali semicircolari rilevano le accelerazioni angolari del capo, mentre gli organi otolitici (utricolo e sacculo) rilevano le accelerazioni lineari, compresa quella gravitazionale. Di conseguenza, il movimento e la posizione della testa vengono ricostruiti dal sistema nervoso centrale a partire dai segnali dinamici di accelerazione provenienti dai recettori canalari e maculari.
È importante sottolineare che i recettori vestibolari non codificano direttamente la posizione della testa, bensì le sue accelerazioni, ossia la seconda derivata della posizione rispetto al tempo. Questa modalità di codifica conferisce al sistema vestibolare una notevole capacità anticipatoria, consentendo di generare risposte motorie estremamente rapide.
Come negli altri sistemi sensoriali, anche nelle afferenze vestibolari sono presenti popolazioni di recettori caratterizzate da differenti proprietà dinamiche e da diversi tempi di adattamento. Tale organizzazione permette di rilevare efficacemente variazioni a diversa rapidità e durata. La presenza di afferenze con differenti caratteristiche dinamiche è verosimilmente correlata sia alle proprietà biomeccaniche degli organi effettori coinvolti nei riflessi vestibolari, sia alle diverse esigenze funzionali dei circuiti riflessi.
Un esempio significativo è rappresentato dal riflesso vestibolo-collico, deputato alla stabilizzazione della testa. A causa dell'elevata impedenza meccanica del capo, questo riflesso richiede segnali afferenti ancora più precoci e dinamici rispetto a quelli necessari per il riflesso vestibolo-oculare, che stabilizza gli occhi durante il movimento della testa.
Nei recettori delle creste ampollari e degli organi otolitici si distinguono due tipi di cellule ciliate: le cellule di tipo I, a forma di fiasco, caratterizzate da una risposta estremamente dinamica, e le cellule di tipo II, di forma cilindrica, che presentano una risposta meno dinamica.
I due tipi cellulari differiscono sia per la dinamicità sia per l'esplosività della risposta, caratteristiche strettamente correlate alla loro morfologia e alla particolare organizzazione strutturale.
Per quanto riguarda la dinamicità, le cellule di tipo I possiedono stereociglia più rigide e sono localizzate prevalentemente nella porzione centrale della cresta ampollare, condizione che le rende particolarmente sensibili alle rapide deformazioni della cupola e consente loro di rilevare con maggiore efficacia le variazioni di accelerazione.
L'elevata esplosività della risposta delle cellule di tipo I dipende invece dalla presenza di numerosi contatti sinaptici con la fibra afferente. Tale organizzazione permette di generare scariche a frequenza molto elevata, riducendo al contempo il rischio di esaurimento della trasmissione sinaptica. Nelle cellule di tipo I il terminale afferente forma una caratteristica terminazione a calice che avvolge strettamente il corpo cellulare, creando uno spazio extracellulare ristretto nel quale il potassio (K⁺) può accumularsi e rientrare nella cellula, determinando una depolarizzazione locale che facilita l'attivazione simultanea di più siti sinaptici. Inoltre, le fibre afferenti che innervano queste cellule sono generalmente di calibro maggiore e presentano un potenziale di riposo meno negativo, condizioni che favoriscono il rilascio del neurotrasmettitore.
Nel complesso, il segnale originato dalle cellule di tipo I presenta una soglia di attivazione più elevata, ma, una volta superata, genera una risposta più intensa, più rapida e temporalmente più precoce rispetto a quella prodotta dalle cellule di tipo II. Il picco di scarica delle fibre afferenti che originano prevalentemente dalle cellule di tipo I è infatti temporalmente più correlato all'accelerazione dello stimolo che alla sua velocità, mentre quello delle fibre associate alle cellule di tipo II risulta maggiormente in fase con la velocità del movimento.
Anche l'attività spontanea delle fibre afferenti differisce nei due sistemi. Le fibre che ricevono prevalentemente input dalle cellule di tipo I presentano una scarica a riposo modesta e irregolare, mentre quelle associate alle cellule di tipo II mostrano una scarica spontanea più elevata e regolare. Questa differenza determina modalità di codifica distinte: nelle fibre a scarica irregolare l'informazione è codificata soprattutto attraverso la precisione temporale degli impulsi (temporal coding), mentre nelle fibre a scarica regolare prevale una codifica basata sulla frequenza di scarica (rate coding).

FIG 1. La figura rappresenta i due tipi di recettori e di fibre afferenti. A sinistra il recettore di tipo II cilindrico con fibra connessa a scarica tonica regolare. L’ingresso di K depolarizza e incrementa il Ca in tutta la cellula e libera il mediatore chimico a livello dell’unica sinapsi. A destra il recettore di tipo I a fiasco con fibra a scarica irregolare. L’ingresso di K depolarizza la cellula e si accumula nello spazio tra fibra afferente e recettore. Il K nello spazio rientra nel recettore e aumenta localmente il Ca per attivare la liberazione di mediatore chimico nelle varie sinapsi.
Le differenti modalità di codifica influenzano anche la rapidità di rilevazione dello stimolo. Nelle fibre a scarica irregolare la presenza dello stimolo determina un'immediata sincronizzazione dell'attività spontanea, consentendo un riconoscimento pressoché istantaneo dell'attivazione recettoriale. Al contrario, nelle fibre a scarica regolare è necessario un intervallo di tempo sufficiente a evidenziare una variazione significativa della frequenza di scarica rispetto all'attività di base.
Infine, le fibre afferenti irregolari che originano prevalentemente dalle cellule di tipo I possiedono una costante di tempo inferiore rispetto alle fibre vestibolari a scarica regolare. Di conseguenza, la loro risposta è più transitoria e maggiormente specializzata nella rilevazione delle variazioni rapide dello stimolo.
In conclusione, il sistema nervoso centrale riceve segnali vestibolari caratterizzati da differenti proprietà dinamiche e temporali. Tuttavia, la maggior parte delle fibre afferenti riceve input sia da cellule di tipo I sia da cellule di tipo II; ne consegue che l'informazione trasmessa ai centri vestibolari deriva dall'integrazione dei contributi di entrambi i tipi recettoriali, piuttosto che da una netta separazione funzionale.
L'esistenza di popolazioni recettoriali vestibolari caratterizzate da differenti proprietà morfologiche e dinamiche, unita alla possibilità che i processi patologici interessino selettivamente specifiche classi di recettori, rende necessario disporre di metodiche di stimolazione in grado di attivare in modo differenziale le diverse componenti del sistema vestibolare.
Di seguito vengono considerate le principali tecniche utilizzate per la stimolazione dei recettori delle creste ampollari dei canali semicircolari.
Da questa analisi emerge chiaramente che nessuna metodica, considerata singolarmente, è in grado di esplorare l'intera popolazione dei recettori vestibolari. Ciascun test indaga infatti differenti classi di afferenze e differenti intervalli di frequenza dello stimolo. Pertanto, solo l'impiego integrato di più tecniche di stimolazione consente una valutazione completa della funzione recettoriale vestibolare e permette di evidenziare eventuali deficit selettivi che potrebbero non essere rilevati mediante una singola prova.

FIG 2. Rappresentazione degli equivalenti dei diversi metodi di attivazione vestibolare in termini di frequenza di stimolazioni sinusoidali. C, prova calorica; 0.08 -5 Hz Stimolazione rotatoria; HIT, head impulsive test; Vibrazione ad alta frequenza
L'efficacia dell'attivazione dei recettori delle creste ampollari può essere valutata analizzando le risposte riflesse e percettive evocate dalla stimolazione vestibolare. I riflessi generati dall'attivazione di questi recettori comprendono il riflesso vestibolo-oculare (VOR), il riflesso vestibolo-collico o vestibolo-cervicale (VCR) e il riflesso vestibolo-spinale (VSR). Tra questi, il VOR rappresenta il riflesso di maggiore utilizzo in clinica.
L'ampio impiego del VOR nella pratica clinica è dovuto a diversi fattori. Innanzitutto, esso è facilmente misurabile. Inoltre, le risposte oculari possono essere ricondotte con elevata precisione al canale semicircolare stimolato, consentendo una valutazione funzionale selettiva dei singoli recettori vestibolari. Un ulteriore vantaggio è rappresentato dalla minima interferenza di altri sistemi sensoriali. L'influenza dei segnali otticocinetici può infatti essere pressoché eliminata eseguendo l'esame in oscurità, mentre il contributo delle afferenze propriocettive rimane modesto in condizioni fisiologiche. Anche i fattori cognitivi ed emotivi sembrano esercitare un'influenza limitata sulla risposta riflessa. Infine, il VOR coinvolge entrambi i tipi di cellule ciliate, in funzione della velocità della perturbazione del capo, ed è caratterizzato dalla presenza di una componente iniziale rapida e di una risposta più persistente.
La risposta immediata è mediata dal classico arco riflesso trineuronale e consiste in un movimento compensatorio degli occhi diretto in senso opposto allo spostamento del capo, con lo scopo di mantenere stabile l'immagine sulla retina. Tuttavia, questa risposta presenta un guadagno relativamente modesto ed è caratterizzata da un anticipo di fase rispetto al movimento ideale; pertanto, da sola non è sufficiente a garantire una completa stabilizzazione dello sguardo.
Per ottenere una risposta compensatoria efficace è necessario il coinvolgimento di una rete neuronale più estesa, nota come integratore neurale. Per i movimenti sul piano orizzontale tale rete comprende principalmente il nucleo preposito dell'ipoglosso (NPH) e il nucleo vestibolare mediale (MVN). Per i movimenti verticali e torsionali, invece, l'integrazione neurale è affidata prevalentemente al nucleo interstiziale di Cajal (INC). L'attività di questi circuiti consente di trasformare il segnale vestibolare, originariamente correlato alla velocità della rotazione del capo, in un segnale adeguato a mantenere nel tempo la posizione degli occhi, assicurando così la stabilità dello sguardo durante tutto il movimento. Questo segnale integrato subisce l’influenza dei meccanismi adattativi del cervelletto in modo di adeguare fase e guadagno delle risposte oculari alle reali necessità funzionali.
Attraverso questa circuitazione le risposte neuronali vengono integrate: il segnale vestibolare afferente, all’inizio sostanzialmente in fase con la velocità del movimento, viene progressivamente trasformato in un segnale in fase con la posizione, con un conseguente incremento del guadagno del sistema.

FIG 3. Connessione tra recettore vestibolare e muscoli oculari per il riflesso vestibolo-oculare. Una connessione diretta trineuronale si realizza con una cellula intermedia del nucleo vestibolare mediale e con l’integratore del nucleo preposito dell’ipoglosso (NPH) (connessione con linee e frecce intere). L’entità della risposta può essere modulata secondo necessità funzionali delle cellule vestibolari target del flocculo (FTN). Le linee tratteggiate mostrano invece l’input vestibolare raggiungere il cervelletto (nodulo e flocculo) e attraversare la linea mediata attraverso il sistema crociato e consentire l’attivazione del velocity storage.
Le cellule dei nuclei vestibolari coinvolte nel riflesso vestibolo-oculare (VOR) sono le position–vestibular–pause (PVP), mentre un'altra popolazione neuronale, definita vestibular only (VO), è coinvolta principalmente negli altri riflessi vestibolari e nella percezione del movimento.
Sia il circuito breve sia quello più esteso appartengono alla componente diretta del VOR. Tuttavia, quando lo stimolo vestibolare si prolunga nel tempo, la risposta oculare deve persistere anche dopo la cessazione dell'attivazione recettoriale. Tale persistenza rappresenta una sorta di memoria del movimento inizialmente indotto, nota come velocity storage.
Recenti evidenze suggeriscono che il velocity storage sia verosimilmente sostenuto dall'attivazione dei recettori di tipo II, caratterizzati da risposte più prolungate rispetto a quelle dei recettori di tipo I.
Il mantenimento del segnale di velocità richiede probabilmente un processo di apprendimento neurale che coinvolge non solo la normale circuitazione del riflesso vestibolare, comprendente il nucleo preposito dell'ipoglosso, ma anche il sistema controlaterale attraverso le connessioni inibitorie crociate e il cervelletto. Quest'ultimo sembra quindi rappresentare un elemento fondamentale dell'estensione della rete neuronale responsabile del velocity storage.
Qual è la funzione di questo meccanismo di immagazzinamento della velocità? Una possibilità è che esso interagisca con lo storage otticocinetico, consentendo di adattare le risposte oculari sia durante stimoli prolungati sia alla loro cessazione. Un'ulteriore ipotesi è che il velocity storage contribuisca alla costruzione centrale di un sistema di coordinate spaziali deputato alla rappresentazione della verticalità gravitazionale.
A sostegno di questa interpretazione, è interessante osservare che le risposte persistenti generate dal velocity storage tendono progressivamente ad allinearsi al piano orizzontale. Tale orientamento suggerisce che una stimolazione rotatoria prolungata consenta al sistema nervoso centrale di ricostruire il riferimento della verticalità. Inoltre, indica che il mantenimento nel tempo delle risposte oculari è finalizzato principalmente a garantire la stabilità dello sguardo durante movimenti sul piano orizzontale, mentre i movimenti verticali, per i loro vincoli biomeccanici e funzionali, possono essere sostenuti efficacemente solo per intervalli di tempo relativamente brevi.
È importante sottolineare che il riflesso vestibolo-oculare (VOR) non si limita alla generazione delle fasi lente compensatorie, responsabili della stabilizzazione dello sguardo durante il movimento del capo, ma comprende anche fasi rapide anticompensatorie, anch'esse evocate dallo stimolo vestibolare attraverso circuiti sia intravestibolari sia extravestibolari.
Il ruolo funzionale delle fasi rapide anticompensatorie varia in funzione del contesto motorio, distinguendosi tra movimenti passivi e movimenti attivi del capo. Durante i movimenti passivi, esse hanno principalmente la funzione di riportare il bulbo oculare verso una posizione centrale nell'orbita, evitando il raggiungimento dei limiti meccanici dell'escursione oculare e consentendo così alle successive fasi lente compensatorie di mantenere efficace la stabilizzazione dell'immagine sulla retina.
Nei movimenti attivi del capo, invece, le fasi rapide anticompensatorie assumono un ruolo differente: esse consentono di orientare lo sguardo verso il bersaglio visivo di interesse o di mantenerne la fissazione durante il movimento, contribuendo all'esplorazione visiva dell'ambiente e all'interazione tra controllo vestibolare e strategie oculomotorie volontarie.
Osservazioni sperimentali indicano, inoltre, che il comportamento del VOR viene modulato durante i movimenti attivi del capo. In queste condizioni, il sistema vestibolare non opera esclusivamente per compensare il movimento, ma integra le informazioni vestibolari con i comandi motori volontari e con gli obiettivi comportamentali, determinando una maggiore rilevanza funzionale delle fasi rapide anticompensatorie rispetto alle tradizionali fasi lente compensatorie.
Il sistema vestibolare è inoltre in grado di indurre rapidi movimenti oculari compensatori quando il riflesso vestibolo-oculare (VOR) risulta deficitario a causa di lesioni del labirinto. In tali condizioni vengono generate saccadi compensatorie, che contribuiscono a mantenere la stabilità dello sguardo, sebbene con un livello di precisione inferiore rispetto a quello garantito da un VOR integro.
In una fase iniziale prevalgono le saccadi correttive tardive (overt saccades), guidate principalmente da segnali extravestibolari, verosimilmente mediati dall'informazione visiva. Successivamente, attraverso un processo di adattamento e apprendimento motorio, il sistema nervoso sviluppa saccadi correttive precoci (covert saccades), generate durante il movimento del capo, che consentono di ristabilire più rapidamente la stabilità dello sguardo e di ridurre l'errore di fissazione.
Tuttavia, la capacità di mantenere la stabilità dello sguardo non implica necessariamente un altrettanto efficace orientamento dell'attenzione visuo-spaziale. È infatti possibile che il sistema nervoso debba coordinare anche i processi attentivi, orientandoli rapidamente nello spazio durante il movimento del capo. Per questo motivo, oltre alla valutazione della stabilità oculare, è opportuno esaminare le capacità funzionali del paziente mediante compiti che richiedano l'integrazione tra controllo oculomotorio e attenzione, come, ad esempio, la lettura di una lettera durante la rotazione del capo.
In conclusione, lo studio del riflesso vestibolo-oculare (VOR) rappresenta tuttora un esame clinico di fondamentale importanza nella valutazione della funzionalità vestibolare, consentendo una caratterizzazione accurata di eventuali deficit labirintici. Tuttavia, una valutazione completa del sistema vestibolare non può limitarsi all'analisi dei riflessi, ma deve comprendere anche lo studio della percezione del movimento. È stato infatti dimostrato che la disabilità riferita dai pazienti affetti da patologie del sistema vestibolare è attribuibile in misura maggiore ad alterazioni della percezione del movimento, quali la sensazione di instabilità e la vertigine, piuttosto che alla compromissione della stabilità dello sguardo.
Per questo motivo, negli ultimi anni è stata proposta l'introduzione nella pratica clinica di test specifici per la valutazione quantitativa della percezione del movimento. Tale approccio riveste particolare importanza alla luce dell'evidenza che i processi di recupero funzionale del riflesso vestibolo-oculare e quelli della percezione vestibolare seguono dinamiche differenti: mentre il recupero del VOR può risultare relativamente rapido, il compenso della mispercezione del movimento è generalmente più lento e spesso persiste anche dopo la normalizzazione dei riflessi vestibolari.
Vito Enrico Pettorossi
11 Agosto 2026
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