Le Linee Guida SIAARTI–SICP 2023 sulla sedazione palliativa nell’adulto definiscono un quadro clinico, etico e organizzativo condiviso per l’impiego della sedazione palliativa (SP) nei pazienti con malattia avanzata o terminale, oncologica e non oncologica, nonché nei casi di sospensione dei trattamenti di sostegno vitale. L’obiettivo principale è garantire il controllo della sofferenza refrattaria attraverso un approccio proporzionato, appropriato e fondato sulle migliori evidenze disponibili.
La SP è definita come la riduzione intenzionale della vigilanza mediante farmaci allo scopo di alleviare una sofferenza intollerabile causata da sintomi refrattari o dalla sospensione di trattamenti vitali. Il fine della procedura è esclusivamente il sollievo della sofferenza e non l’anticipazione della morte; il principio cardine è la proporzionalità della sedazione rispetto all’intensità del sintomo. Un sintomo è considerato refrattario quando non può essere controllato con trattamenti appropriati entro tempi accettabili o con un rapporto benefici-rischi sostenibile per il paziente.
Le Linee Guida distinguono diverse tipologie di sedazione: temporanea o di sollievo, intermittente, continua e d’emergenza. La scelta dipende dalla gravità della sofferenza, dalla prognosi, dalla reversibilità del sintomo e dal contesto assistenziale. La sedazione continua è generalmente riservata alle situazioni di morte imminente o di sofferenza persistente non controllabile, mentre quella temporanea o intermittente consente rivalutazioni periodiche del paziente.
Sul piano terapeutico, la principale raccomandazione suggerisce di scegliere il farmaco sedativo in funzione del setting assistenziale, delle caratteristiche farmacologiche, della via di somministrazione, del tipo di sedazione e dell’esperienza dell’équipe, pur riconoscendo che la certezza delle prove disponibili è molto bassa. Il midazolam è indicato come farmaco di prima scelta grazie alla rapidità d’azione e alla facilità di titolazione. In caso di inefficacia possono essere associati o sostituiti altri sedativi, quali neurolettici, fenobarbital o propofol, secondo il quadro clinico. Gli oppioidi non devono essere utilizzati con finalità sedativa, ma vanno mantenuti o introdotti per il controllo di dolore e dispnea, privilegiando la morfina salvo specifiche indicazioni cliniche.
La terapia deve essere individualizzata, con titolazione progressiva delle dosi, monitoraggio continuo del controllo della sofferenza e della profondità della sedazione mediante valutazione clinica ed eventuali scale validate. Le prescrizioni devono essere chiaramente documentate in cartella clinica, comprese le indicazioni per eventuali dosi di salvataggio, e la procedura deve sempre avvenire sotto responsabilità medica, anche quando il medico non sia fisicamente presente. È inoltre raccomandato il ricorso alla consulenza specialistica in cure palliative nei casi complessi.
Le raccomandazioni derivano da una revisione sistematica della letteratura condotta secondo metodologia GRADE. Le evidenze disponibili sono prevalentemente osservazionali e di qualità complessivamente bassa o molto bassa, ma indicano che la sedazione palliativa, se correttamente applicata, non riduce la sopravvivenza residua e rappresenta una componente integrante delle cure palliative. Le Linee Guida sottolineano infine la necessità di promuovere formazione specifica, protocolli condivisi, accessibilità ai farmaci e ulteriori studi prospettici multicentrici per rafforzare la qualità delle prove e uniformare la pratica clinica.
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24 Settembre 2026
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