Dispositivi musicali personali: quali effetti sull’udito?

L’HUNT Cohort Study è il primo studio di follow-up a che valuta l'impatto della diffusione e dell'utilizzo dei dispositivi musicali personali, in particolare sulle soglie uditive.

dispositivi musicali

L’HUNT Cohort Study è il primo studio di follow-up a valutare l’impatto dell’uso di dispositivi musicali personali sulle soglie uditive.

Non sembrano esserci effetti dei dispositivi musicali a lungo termine, ma l’aumento di volume comporta soglie uditive più elevate. È quanto emerge dall’HUNT Cohort Study, la prima indagine di follow-up che ha studiato l’impatto di cuffie e auricolari sulla salute dell’udito.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, 2015) stima che 1,1 miliardi di giovani in tutto il mondo sono a rischio di perdita dell’udito a causa di abitudini di ascolto ed esposizione a rumore scorrette e pericolose, tra cui l’ascolto di musica tramite cuffie o auricolari.

Attualmente non è chiaro se l’utilizzo medio di lettori musicali personali (PMP), compresi i cellulari, abbia influito sulla capacità uditiva nella popolazione generale.

L’HUNT Cohort Study

Il Trøndelag Health Study o HUNT Cohort Study ha voluto valutare se l’uso di PMP rappresenti un importante fattore di rischio per l’utente medio nella popolazione generale e stabilire il ruolo di causalità tra uso di PMP e perdita uditiva. Si tratta di un ampio studio di screening sanitario generale effettuato sull’intera popolazione adulta della contea di Nord-Trøndelag, in Norvegia.

I dati sono stati ottenuti attraverso quattro studi sulla popolazione, il primo iniziato nel 1984 e l’ultimo terminato nel 2019. Il campione trasversale finale ha compreso 26.606 partecipanti e il campione di follow-up 12.115 partecipanti con età media di 43 anni (19-79) al basale e il 57% di donne. Il tempo medio di follow-up è stato di 21 anni (19–23) con un calo medio della soglia uditiva di 17 dB.

Per il presente studio sono stati eseguiti un’otoscopia e un esame audiometrico con frequenze da 250 Hz a 8 KHz, per valutare la condizione uditiva. È stato inoltre somministrato un questionario volto ad indagare l’utilizzo giornaliero dei PMP, in termini di ore e livello del volume adottato.

L’esposizione a volumi elevati

Il presente studio ha portato alla luce come l’uso di dispositivi personali per l’ascolto di musica sia aumentato dall’8% nel 1998 al 30% nel 2018. Successivamente, è stata analizzata la relazione tra la soglia uditiva al follow-up e l’uso di PMP, la durata o il livello del volume del suono nel 2018.

Non è stata però trovata alcuna associazione tra l’uso di PMP (sì/no) o la durata (ore alla settimana) e l’aumento della soglia uditiva dai 3 ai 6 kHz.

Negli utenti utilizzatori PMP, non è emersa alcuna interazione statisticamente significativa tra il volume del suono e la durata di utilizzo a settimana, quindi l’associazione tra volume PMP e soglia uditiva era simile per tutti i livelli di durata; partecipanti con esposizione ad alto volume e durata prolungata non hanno mostrato differenze rispetto ai partecipanti con esposizione ad alto volume e bassa durata.

È stato osservato che l’esposizione al rumore aumenta la perdita dell’udito principalmente alle frequenze più alte, specialmente a 4-6 kHz. Allo stesso tempo una perdita dell’udito influisce sull’impostazione del volume delle persone, indipendentemente dalla frequenza interessata dall’ipoacusia. Ciò testimonia definitivamente che l’impostazione del volume provoca la perdita dell’udito e non il contrario.

L’ascolto a livelli inferiori di volume è stato associato a soglie uditive migliori (-2,5 dB) mentre l’ascolto a livelli elevati è stato associato a soglie peggiori (1,4 dB). L’analisi per la frequenza ha rivelato che questa associazione è stata trovata principalmente per le frequenze pari e superiori a 2 kHz con effetti simili a 8 kHz come per i 3, 4 e 6 KHz.

Questo ampio studio di popolazione non ha mostrato alcuna associazione tra il normale uso di PMP e la progressiva diminuzione dell’udito in 20 anni di studio; tuttavia, è stata riscontrata una relazione positiva tra l’ascolto di livelli di volume del suono più elevati e la soglia uditiva.

Le analisi del campione trasversale hanno indicato che l’associazione con il livello sonoro aumenta con l’età. Gli ascoltatori con livelli di volume elevati hanno riportato soglie elevate di 1,4 dB rispetto alla condizione iniziale.

La prevenzione al primo posto

Si prevede nei prossimi anni un aumento dell’incidenza di ipoacusia, in parte dovuto all’invecchiamento della popolazione mondiale e in parte dato dall’esposizione eccessiva al rumore (OMS, 2021). L’esposizione a suoni provenienti da auricolari o cuffie dei nostri dispositivi musicali è molto probabilmente dannosa quanto il rumore professionale.

Diverse revisioni hanno riportato il rischio di sviluppare una perdita uditiva permanente a causa dell’utilizzo scorretto di dispositivi musicali personali.

Pertanto, documentare e informare sulle conseguenze dettate dall’eccesso di esposizione i più esposti, giustifica ulteriori misure preventive per garantire un utilizzo sicuro dei PMP.

Sebbene dal presente studio non sia emersa alcuna associazione negativa tra la durata dell’uso di PMP e la progressione dell’udito nella popolazione generale in 20 anni di follow up, gli utenti che utilizzavano livelli di volume elevati hanno registrato soglie uditive aumentate.

Insieme alle prove disponibili, ciò suggerisce che l’uso moderato e regolare di PMP non influisce in alcun modo sull’udito delle persone. Gli unici soggetti a rischio sono coloro che effettuano un ascolto prolungato e ad alto volume.

Reference

Engdahl B, Aarhus L. Personal Music Players and Hearing Loss: The HUNT Cohort Study. Trends Hear. 2021 Jan-Dec; 25:23312165211015881.

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Alessia Sanavio
Dottoressa in Tecniche Audiometriche e Tecniche Audioprotesiche, Università degli Studi di Torino.