Insonnia e acufeni: effetti “collaterali” della pandemia da COVID-19

I soggetti socialmente isolati e quelli con disturbi del sonno, sono risultati essere più esposti a rischio di recrudescenza dell'acufene. Non solo, anche coloro che hanno contratto il COVID dovrebbero essere monitorati per eventuali cambiamenti legati all'udito.

Giornata mondiale del sonno: nove milioni gli italiani soffrono di insonnia, molti dei quali sono anche vittime di acufeni. Quale ruolo ha avuto la pandemia? Ecco cosa dice un nuovo studio.

La pandemia di COVID-19 ha rallentato l’erogazione di assistenza sanitaria, l’attività economica ed influenzato le interazioni sociali. La maggior parte dei paesi ha introdotto vere e proprie norme di distanziamento sociale, consigliando alle persone di rimanere a casa dove possibile. Sebbene tali misure abbiano ridotto la diffusione del virus, sono aumentate ansia e depressione, mentre il benessere della popolazione globale si è significativamente ridotto.

Numerosi fattori tra cui la scarsa qualità del sonno, un maggiore carico di stress percepito e un reddito familiare instabile, sono stati associati alla riduzione della qualità di vita.

Inoltre esiste una stretta correlazione tra stato emotivo, sonno e acufeni, che possono innescarsi e “alimentarsi” a vicenda, in una sorta di circolo vizioso. Attualmente, l’acufene rappresenta una delle condizioni croniche più frequenti, colpendo il 12-30% della popolazione adulta, mentre circa 9 milioni di italiani soffrono di insonnia cronica e oltre il 45% riporta insonnia acuta o transitoria.

Lo studio

Per determinare l’impatto della pandemia sugli individui che soffrono di acufeni e identificare i fattori che vi contribuiscono, è stato condotto uno studio (Changes in Tinnitus Experiences During the COVID-19 Pandemic, 2020) sulla presenza di acufene in relazione ad altri parametri, tra cui: sonno, interazioni sociali, solitudine, preoccupazioni economiche, dieta ed esercizio fisico.

Il reclutamento è avvenuto tramite i principali social media, raggiungendo 3.103 individui partecipanti con acufene di 48 Paesi diversi. La maggior parte di loro vive in Nord America (49%), seguono Regno Unito e Irlanda (24%), altri paesi europei (23%) e infine un gruppo di paesi situati in Sud America, Oceania, Asia e Africa (4%). La fascia d’età è compresa tra i 18 e 100 anni, con una media di 58 anni.

Sebbene lo studio fosse stato progettato per essere condotto su pazienti con acufene preesistente, sette individui hanno riportato l’insorgenza dell’acufene in concomitanza alla pandemia.

I sintomi da infezione COVID-19 hanno esacerbato l’acufene nel 40% degli intervistati, non hanno apportato cambiamenti nel 54% e hanno migliorato la sua percezione nel 6%. Dei 26 soggetti testati positivi al COVID-19, il 58% ha riferito un aggravamento del proprio acufene in conseguenza a questo.

L’acufene preesistente è incrementato significativamente per coloro che si sono auto-isolati, hanno sperimentato solitudine, dormito male ed eseguito scarso esercizio fisico (32%). L’aumento della depressione, dell’ansia, dell’irritabilità e delle preoccupazioni finanziarie ha ulteriormente contribuito a far percepire l’acufene come più fastidioso durante il periodo pandemico.

Quale impatto sul sonno

Disturbi del sonno quali svegliarsi prima e più spesso durante la notte, avere un sonno meno riposante o maggiori problemi ad addormentarsi sono stati segnalati dal 67% degli intervistati, con una riduzione della qualità del sonno nel 46%.

Tale condizione è legata alla presenza significativamente più fastidiosa dell’acufene, in grado di generare veri e propri disturbi.

Un sonno migliore è stato segnalato dal 6% dei partecipanti, motivato dalla possibilità di condurre uno stile di vita più regolare e rilassato a casa, evidenziando l’importanza delle tecniche di rilassamento. Difatti, l’angoscia e l’essere troppo occupati hanno condotto a maggiore stress e minore sonno, relazione pericolosa che conduce alla recrudescenza dell’acufene.

Conclusioni

La medesima esperienza – come lavorare da casa – secondo alcuni ha peggiorato l’acufene mentre per altri lo ha migliorato, evidenziando la natura eterogenea degli acufeni.

Essere lontani dal rumore di luoghi affollati ha ridotto l’intensità dell’acufene per alcuni intervistati, mentre a causa del fatto che l’ambiente domestico è più silenzioso, molti hanno trovato il proprio acufene più fastidioso.

In conclusione, lo studio evidenzia la necessità di un’attenta case history in quanto i sopravvissuti al COVID-19 trattati con alcuni farmaci ototossici, come la clorochina o l’idrossiclorochina, rischiano di sviluppare perdita di udito, acufeni o problemi di equilibrio. I soggetti socialmente isolati e quelli con disturbi del sonno, sono più esposti a rischio di recrudescenza dell’acufene. Inoltre, coloro che hanno avuto il COVID dovrebbero essere monitorati per eventuali cambiamenti legati all’udito, quali l’insorgenza od il peggioramento dell’acufene.

Reference

Eldré W. Beukes, David M. Baguley, Laure Jacquemin, Matheus P. C. G. Lourenco, Peter M. Allen, Joy Onozuka, David Stockdale, Viktor Kaldo, Gerhard Andersson  and Vinaya Manchaiah. Changes in Tinnitus Experiences During the COVID-19 Pandemic, Front. Public Health, 05 November 2020.

FONTEJournal of Neurology
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Alessia Sanavio
Dottoressa in Tecniche Audiometriche e Tecniche Audioprotesiche, Università degli Studi di Torino.