Oggi, 19 Ottobre 2021, parliamo di

Le basi motorie della misofonia

Nuovo studio: alla base della misofonia ci sarebbe un’eccessiva attivazione della corteccia motoria orofacciale coinvolta nella produzione dei suoni trigger.

Indice dei contenuti

Forti emozioni negative in risposta a specifici suoni, come quelli generati da altre persone che mangiano, bevono o respirano. È la misfonia, un disturbo in cui la natura semplice di questi suoni “trigger” la rende un disturbo devastante per chi ne soffre e i rispettivi caregiver. Poiché i suoni trigger sono comuni e quasi inevitabili, la misofonia può portare a isolamento sociale culminando in episodi di suicidio e tentativi di suicidio, come riportato dai media. 

Attualmente il meccanismo scatenante non è noto ma, poiché la maggior parte dei suoni trigger sono generati da movimenti della zona orofacciale, è stato ipotizzato che il sistema dei neuroni specchio correlato ai movimenti facciali potesse essere alla base della misofonia. 

Una caratteristica distintiva di questo sistema è che associa uno schema di input uditivo o visivo (vedere o sentire qualcuno che mastica) a una parte della corteccia motoria (corteccia motoria orofacciale) coinvolta nella produzione del movimento motorio associato all’input (i movimenti della bocca).

Lo studio sulla connettività tra regioni cerebrali

Uno studio1 di recente pubblicazione ha voluto indagare la connettività tra le regioni sensoriali e motorie alla base della misofonia, in un gruppo di soggetti con misofonia confrontato con un gruppo controllo di soggetti sani. Inizialmente, è stata stimata tale connettività utilizzando le analisi basate sulla fMRI in stato di riposo (rsf-MRI), in assenza di stimoli specifici o compito svolto.

Successivamente, è stato analizzato il cambiamento nella connettività funzionale dei due gruppi mediante risonanza magnetica funzionale fMRI sound-evoked, in risposta a tre categorie di suoni (suoni trigger, che evocavano una reazione nel gruppo con misofonia; suoni spiacevoli, percepiti come avversi da entrambi i gruppi e suoni neutri). Infine, è stata stimata l’attivazione della corteccia uditiva e della corteccia motoria orofacciale per le tre categorie di suoni. 

Per il presente studio sono stati raccolti i dati di imaging funzionale di due analisi: rsfMRI in stato di riposo (N = 37, 17 con misofonia e 20 sani) e fMRI sound evoked (N = 42, 20 con misofonia e 22 sani). 

Per la partecipazione allo studio rsfMRI, i soggetti con misofonia hanno compilato tre questionari volti ad indagare lo stato e la natura del disturbo (un questionario progettato nel laboratorio degli autori; Scala della Misofonia di Amsterdam e il questionario sulla misofonia di Wu et al., 2014). 

Dieci minuti di dati rsfMRI sono stati acquisiti mentre i partecipanti tenevano gli occhi aperti. I parametri fisiologici, la frequenza cardiaca e la respirazione sono stati misurati continuamente utilizzando un pulsossimetro e una cintura respiratoria.

I dati per l’esperimento fMRI sound evoked, pubblicati in precedenza2, sono stati presi in analisi. Tali dati sono stati continuamente acquisiti durante la presentazione delle tre categorie di suoni per un totale di 126 prove (42 per ogni categoria di suoni), presentate in 5 sessioni ciascuna della durata di 11 min.

Che cosa è emerso?

Non è stata riscontrata alcuna differenza significativa tra età (p = 0,38) e sesso (p = 0,86) nei due gruppi. Il gruppo con misofonia ha ottenuto un punteggio più alto in tutti i questionari proposti. Nel questionario sulla misofonia di Wu et al., 2014 p = 0,001; nell’Amsterdam Misophonia Questionnaire, i soggetti con misofonia hanno ottenuto una media di 15,5 su un massimo di 24; nel questionario sulla misofonia degli autori, i soggetti con misofonia hanno ottenuto una media di 42,6 rispetto a 17,6 nei controlli.

Rispetto ai controlli, il gruppo con misofonia ha mostrato: (1) una maggiore connettività funzionale dello stato di riposo tra la corteccia uditiva e visiva e la corteccia premotoria ventrale, responsabile dei movimenti orofacciali; (2) una connettività funzionale più forte tra la corteccia uditiva e l’area motoria orofacciale durante la percezione di tutti i tipi di suono; (3) una più forte attivazione dell’area motoria orofacciale, in particolare, in risposta ai suoni trigger. Inoltre, è stato riscontrato che (4) l’attivazione dell’area motoria orofacciale aumenta in proporzione al disagio misofonico; (5) nessuna differenza rispetto al gruppo di controllo è stata registrata nell’attivazione della corteccia uditiva per i suoni presentati.

Complessivamente, i dati supportano un modello di misofonia basato sull'”iper-rispecchiamento” (hyper-mirroring) delle azioni degli altri in cui vi è un eccessivo coinvolgimento della corteccia motoria orofacciale da parte dell’input sensoriale uditivo e visivo associato a tali azioni. La misofonia non è quindi un’abreazione ai suoni, di per sé, ma una manifestazione di attività in parti del sistema motorio coinvolte nella produzione di quei suoni. Questo nuovo quadro può spiegare le risposte comportamentali ed emotive e ha importanti conseguenze per l’elaborazione di terapie efficaci.

Conclusioni

In questo studio, i risultati mostrano che le fluttuazioni spontanee nella corteccia uditiva/visiva e nella corteccia motoria orofacciale sono sincronizzate in misura maggiore nel gruppo con misofonia rispetto al gruppo di controllo. 

Questo accoppiamento spontaneo, più forte tra corteccia motoria uditiva o visiva e orofacciale in assenza di qualsiasi stimolazione esterna, implica che la corteccia motoria orofacciale in chi soffre di misofonia è pronta a rispondere alla stimolazione sensoriale correlata alla produzione di suoni trigger. Nella misofonia, i suoni trigger causano l’iperattivazione della corteccia motoria orofacciale che implica un possibile rispecchiamento eccessivo delle azioni orofacciali. Sebbene questo rispecchiamento dell’azione tramite stimoli sensoriali avvenga in soggetti normali e sani, è più forte (iper-mirroring) e specifico nei soggetti con misofonia

Tale specificità dell’iperattivazione per i suoni trigger è assente nella corteccia uditiva, dimostrando ulteriormente che la misofonia non è un disturbo dell’elaborazione del suono di per sé, ma si riferisce alle azioni che i suoni rappresentano.

In futuro, potrebbe risultare interessante eseguire la registrazione dei singoli neuroni in pazienti sottoposti a neurochirurgia per una maggiore specificità dei meccanismi, spesso offuscata da misurazioni grossolane come l’MRI. Un altro approfondimento considerato necessario è l’indagine dei meccanismi alla base di coloro che segnalano suoni non umani (suoni di animali) e ambientali come fattori scatenanti.

References

Kumar, S., Dheerendra, P., Erfanian, M., Benzaquén, E., Sedley, W., Gander, P. E., Lad, M., Bamiou, D. E., & Griffiths, T. D. (2021). The Motor Basis for Misophonia. The Journal of neuroscience: the official journal of the Society for Neuroscience, 41(26), 5762–5770. https://doi.org/10.1523/JNEUROSCI.0261-21.2021

Kumar S, Tansley-Hancock O, Sedley W, Winston JS, Callaghan MF, Allen M, Cope TE, Gander PE, Bamiou DE, Griffiths TD (2017) The brain basis for misophonia. Curr Biol 27:527–533.