Nell’era del Covid-19 l’informazione viaggia (anche) sul web

Comprendere come i pazienti utilizzino Internet per ottenere informazioni mediche è importante per migliorare la qualità delle risorse web disponibili e per valutare i comportamenti futuri dei pazienti nella cura dei loro disturbi otorinolaringoiatrici.

Uno studio statunitense ha analizzato le ricerche effettuate dagli utenti su Google nel periodo di sospensione delle visite ambulatoriali per la pandemia, evidenziando alcune significative variazioni rispetto agli anni precedenti. Le informazioni raccolte possono essere utili per migliorare la capacità di risposta ai bisogni dei pazienti

La pandemia da Covid-19, che ha investito il mondo all’inizio del 2020, ha imposto in molti paesi diverse misure atte a ridurre il più possibile le occasioni di contagio; tra queste anche la sospensione, o comunque una forte limitazione, delle visite ambulatoriali. Come in molti altri settori, anche nell’ambito dell’otorinolaringoiatria questo ha portato a uno sviluppo della telemedicina come strumento di supporto per erogare le prestazioni indispensabili e mantenere un canale di contatto con i pazienti.

Tuttavia, in una situazione anomala di isolamento e di ridotta possibilità di comunicazione con i medici, è plausibile pensare che la ricerca su Internet possa aver avuto un ruolo, ancora più importante rispetto al consueto, come fonte di informazione su sintomi, diagnosi e trattamenti delle patologie di interesse per i pazienti.

Questa situazione del tutto nuova rappresenta una buona occasione per individuare i canali alternativi che i pazienti utilizzano per ottenere informazioni mediche così da poter elaborare strategie per rispondere in modo efficace ai loro bisogni.

Le ricerche degli utenti: cosa è cambiato?

Negli Stati Uniti, un gruppo di specialisti di diversi Centri ha analizzato le ricerche relative ad argomenti specifici di otorinolaringoiatria condotte dagli utenti statunitensi su Google nel periodo di sospensione dell’attività ambulatoriale, tra la fine di marzo e la metà di maggio 2020.

Per raccogliere i dati sulle ricerche effettuate, gli autori dello studio hanno utilizzato Google Trends, uno strumento pubblico che consente di ottenere informazioni sulla distribuzione spaziale e temporale e sull’andamento delle richieste inviate al motore di ricerca relativamente a termini specifici.

Concentrandosi su parole chiave riguardanti sintomi e disturbi collegati alla pratica clinica, gli autori hanno analizzato l’andamento delle ricerche, confrontandolo con quello dei corrispondenti periodi negli anni precedenti, dal 2016 al 2019.

Sono stati selezionati 30 termini comuni in ambito otorinolaringoiatrico, relativi a 6 categorie: orecchio, voce, bocca e deglutizione, gola, naso e seni paranasali, altro. Per ciascuno di questi, tramite Google Trends è stato ottenuto il volume relativo di ricerche (Relative Search Volume, RSV) che esprime, in una scala tra 0 e 100, la “popolarità” del termine rispetto a tutte le altre ricerche.

Sono stati poi calcolati i valori medi di RSV per i termini selezionati, sia per il periodo analizzato del 2020 sia per i periodi corrispondenti tra il 2016 e il 2019.

I risultati dell’analisi statistica indicano che 5 termini (pari al 16,6% di quelli analizzati) hanno avuto un incremento significativo nel volume relativo di ricerche nel periodo del Covid-19 rispetto agli anni precedenti. L’aumento percentuale più rilevante, pari al 124,4%, riguarda il termine “can’t smell”, e può essere spiegato almeno in parte con l’inclusione dei disturbi olfattivi tra i sintomi da considerare per la diagnosi di Covid-19; inoltre, sono cresciute anche le ricerche per quanto riguarda i termini “allergies” (30,3%), “voice pain” (26,1%) e “ears ringing” (19%).

Sono state evidenziate anche variazioni di andamento “in negativo”: tra gli 8 termini per i quali il volume relativo di ricerche è diminuito (26,7% del totale), “laryngitis” è quello che ha avuto la riduzione più consistente (59,8%), seguito da “thyroid nodule” (54,4%), “thyroid cancer” (45,6%) e “ENT” (34,9%).

Come utilizzare questi risultati

“Gli andamenti evidenziati suggeriscono possibili bisogni insoddisfatti dei pazienti, che dovrebbero essere presi in considerazione e ai quali dovrebbe essere data risposta” commentano gli autori. “Comprendere meglio come i pazienti utilizzino Internet per ottenere informazioni mediche è importante per migliorare la qualità delle risorse web disponibili e per valutare gli effetti di questa auto-educazione sui comportamenti futuri dei pazienti nella cura dei loro disturbi otorinolaringoiatrici”.

Reference

Pier MM, Pasick LJ, Benito DA, et al. Otolaryngology-related Google Search trends during the COVID-19 pandemic. Am J Otolaryngol. 2020;41(6):102615.

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Raffaella Daghini