Se non vedo, non sento: le mascherine e gli impianti cocleari

Quasi l’80% delle persone con impianti cocleari avrebbe difficoltà a comunicare con chi indossa la mascherina. Questa difficoltà sarebbe più avvertite tra le persone anziane (90% degli intervistati) che tra i giovani (65% degli intervistati).

Quasi l’80% delle persone con impianti cocleari avrebbe difficoltà a comunicare con chi indossa la mascherina: lo rivela una survey commissionata dall’azienda austriaca Med-El. Il sondaggio è stato condotto su scala globale attraverso i social media a dicembre 2020 e ha coinvolto gli utilizzatori di impianti cocleari.

Le difficoltà nella comunicazione sarebbero più avvertite tra le persone anziane che tra i giovani. Le mascherine, infatti, creano problemi di comprensione del parlato al 90% degli adulti intervistati, contro il 65% dei bambini.

La mascherina rende la voce ovattata

La pandemia, quindi, potrebbe aver aumentato e peggiorato le condizioni di isolamento sociale e le difficoltà nella vita quotidiana di chi ha deficit di udito.

La voce ovattata a causa della mascherina unita all’impossibilità di leggere il labiale e la mimica facciale rendono infatti più complessa la comunicazione e rischiano di aggiungere al distanziamento sociale richiesto dalle norme di sicurezza anti-Covid una ulteriore barriera per chi ha subito la perdita dell’udito, anche se corretta in modo appropriato con un impianto cocleare.

Rispetto ai normoudenti, sono più complicate anche le interazioni sociali online: partecipare alle conversazioni digitali, che si tratti di lavoro, di didattica a distanza, o di videochiamate con amici e parenti è spesso impegnativo e richiede uno sforzo maggiore di attenzione e concentrazione per comprendere e farsi comprendere. Il non poter partecipare in misura uguale alle conversazioni, alle riunioni o alle lezioni porta con sé il rischio di autoescludersi e isolarsi.

Se da una parte la pandemia ha dato impulso alla telemedicina, all’assistenza a distanza e ad approcci innovativi per il trattamento e la riabilitazione digitale delle ipoacusie, migliorando i servizi alla persona, dall’altro pone nuove sfide per gli operatori della salute dell’udito, chiamati a lavorare in una “nuova normalità”, un contesto in cui l’isolamento sociale e le barriere alla comunicazione sono aumentate e costituiscono importanti ostacoli per la qualità della vita dei pazienti.

Digital transformation non più rinviabile

«Soprattutto in questi tempi difficili, dobbiamo fare fronte comune contro l’isolamento e la perdita dell’udito come ostacoli alla comunicazione e restrizioni alla qualità della vita» ha commentato Ingeborg Hochmair, fondatrice e CEO di Med-El, in occasione della Giornata Mondiale dell’Udito 2021. «La pandemia ha dimostrato che in futuro non saranno soltanto le persone con deficit uditivi, così come le loro famiglie e gli amici, a dover adottare approcci innovativi alla salute dell’udito, ma anche i produttori di soluzioni uditive, gli otorinolaringoiatri, gli audiologi, le cliniche con programmi di impianti cocleari e i centri di consulenza, i tecnici e i distributori di apparecchi acustici. Per questo motivo è necessario creare, sviluppare e utilizzare le condizioni digitali adeguate».

Avatar
Raffaella Tavan