Oggi, 19 Dicembre 2025, parliamo di

Una visione globale sui trattamenti dell’acufene: evidenze, limiti e prospettive future

Indice dei contenuti

Una sintesi introduttiva dell’articolo “Evidence synthesis of tinnitus treatment methods: An umbrella review” pubblicato  su American Journal of Otolaryngology (Xian et al., 2025 )

Introduzione

L’acufene, o tinnitus, è la percezione soggettiva di un suono (fischio, ronzio, fruscio, pulsazione) in assenza di uno stimolo esterno. Colpisce fino al 15% della popolazione adulta e, in circa il 2% dei casi, diventa clinicamente significativo, influenzando negativamente sonno, concentrazione, equilibrio emotivo e qualità della vita.

A oggi, non esiste un trattamento risolutivo universalmente accettato, e la gestione dell’acufene continua a rappresentare una sfida sia per la ricerca che per la pratica clinica. Le strategie terapeutiche si sono moltiplicate negli ultimi due decenni: dalla terapia cognitivo-comportamentale (CBT) all’agopuntura, dalla neuromodulazione cerebrale ai dispositivi acustici, passando per i farmaci convenzionali e le terapie integrate medicina occidentale–medicina tradizionale cinese.

In questo contesto complesso, l’articolo pubblicato nel 2025 da Xian e colleghi rappresenta un contributo di grande rilevanza. Si tratta di una umbrella review, ovvero una revisione sistematica di revisioni sistematiche e meta-analisi, che sintetizza oltre 10 anni di studi clinici, con l’obiettivo di fornire un quadro chiaro e integrato sulle evidenze scientifiche riguardo ai diversi trattamenti per l’acufene.

Metodo e rigore scientifico della review

L’analisi si è basata su una ricerca estensiva in cinque database internazionali e cinesi, includendo solo articoli che soddisfacessero rigorosi criteri di qualità e pertinenza. In totale, sono state selezionate 48 revisioni sistematiche/meta-analisi, pubblicate tra il 2012 e il 2025, che raccoglievano dati da oltre 680 trial clinici randomizzati e decine di migliaia di pazienti.

La forza di questo studio non risiede solo nell’ampiezza del materiale analizzato, ma anche nel metodo valutativo applicato:

  • Lo strumento AMSTAR-2 è stato utilizzato per giudicare la qualità metodologica delle revisioni.
  • La scala GRADE ha permesso di classificare la robustezza dell’evidenza (alta, moderata, bassa, molto bassa).
  • Il rispetto della checklist PRISMA ha garantito trasparenza nella reportistica dei risultati.

L’obiettivo dichiarato degli autori era duplice: fornire un quadro aggiornato e oggettivo sull’efficacia dei trattamenti e offrire indicazioni pratiche per la gestione clinica dell’acufene, sia nei setting ORL che nei centri multidisciplinari.

CBT: la terapia con il supporto più solido

Tra le numerose opzioni terapeutiche valutate, la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è risultata quella con le evidenze più robuste e consistenti. È l’unico trattamento a ricevere una valutazione “di alta qualità” secondo la scala GRADE.

La CBT non agisce direttamente sulla componente acustica del tinnitus, ma mira a modulare la risposta emotiva e cognitiva alla percezione dell’acufene. I risultati mostrano miglioramenti significativi nei punteggi di distress, ansia, depressione, qualità del sonno e capacità di concentrazione.

In numeri, i pazienti che hanno seguito CBT hanno mostrato un miglioramento medio di oltre 10 punti nel Tinnitus Handicap Inventory (THI) rispetto al gruppo controllo. Anche le terapie online o in auto-aiuto, se ben strutturate, hanno mostrato efficacia.

La CBT dovrebbe quindi essere considerata trattamento di prima linea, specialmente nei pazienti con elevato carico emotivo o sintomi ansioso-depressivi associati all’acufene.

TRT, musicoterapia e impianti cocleari: le terapie complementari efficaci

Tinnitus Retraining Therapy (TRT)

Secondo gruppo di terapie con un buon livello di evidenza è rappresentato da TRT, una combinazione di counseling e stimolazione sonora mirata. Anche se l’efficacia è più variabile rispetto alla CBT, numerose revisioni dimostrano che la TRT può ridurre significativamente la percezione del fastidio, specialmente nei pazienti con acufene cronico.

I dati suggeriscono una riduzione media di 5 punti sul THI e un miglioramento complessivo della qualità della vita, con un buon rapporto costo-beneficio se implementata in ambito ambulatoriale.

Musicoterapia personalizzata

Particolarmente interessante è l’approccio della musicoterapia modulata, in cui specifiche frequenze sonore vengono utilizzate per agire sulla plasticità neurale. Studi con imaging funzionale dimostrano una modulazione dell’attività corticale uditiva, con benefici soggettivi importanti. I pazienti riportano una significativa diminuzione dell’intensità percepita del suono e un miglioramento dell’adattamento.

Impianti cocleari

Per pazienti con ipoacusia profonda monolaterale o bilaterale, l’inserimento di un impianto cocleare ha dimostrato di sopprimere l’acufene in modo efficace, talvolta anche in modo completo. Il miglioramento del THI può superare i 15 punti, con forte impatto sulla funzionalità quotidiana. Tuttavia, l’indicazione è limitata a casi selezionati.

Neuromodulazione: potenziale ma ancora incerto

Le tecniche di neuromodulazione non invasiva, come la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS) e la stimolazione transcranica a corrente diretta (tDCS), hanno guadagnato interesse negli ultimi anni.

In particolare, la rTMS sembra influenzare l’eccitabilità corticale nelle aree uditive e limbiche, riducendo transitoriamente la percezione dell’acufene. Tuttavia, gli studi sono spesso piccoli, eterogenei, e con follow-up limitati. Gli effetti sono modesti e temporanei, e la riproducibilità ancora scarsa.

Al momento, le linee guida suggeriscono di riservare queste tecniche a contesti di ricerca o a pazienti refrattari ad altri trattamenti, in centri specializzati.

Terapie farmacologiche: molte speranze, pochi risultati

Numerosi farmaci sono stati valutati nel tempo per il trattamento dell’acufene: antidepressivi, anticonvulsivanti, benzodiazepine, melatonina, Ginkgo biloba, lidocaina, betahistina.

La maggior parte mostra efficacia limitata o solo sintomatica. In particolare:

  • Lidocaina è efficace, ma gli effetti collaterali ne limitano l’uso clinico.
  • Betahistina può avere un ruolo nei pazienti con acufene associato a disturbi vestibolari.
  • Ginkgo biloba e zinco non hanno dimostrato efficacia superiore al placebo nella maggior parte degli studi.

Gli autori raccomandano cautela nell’uso routinario di farmaci per l’acufene, riservandoli a pazienti con sintomi coesistenti (ansia, insonnia, disturbi dell’umore), da trattare come comorbidità.

Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese (MTC): un’area in espansione

Particolare attenzione è stata data alle terapie derivate dalla Medicina Tradizionale Cinese, come agopuntura, moxibustione, auricoloterapia e fitoterapia.

In particolare:

  • L’agopuntura ha mostrato effetti positivi sia sulla frequenza che sull’intensità dell’acufene, con miglioramenti nei punteggi THI e VAS.
  • L’auricoloterapia si è rivelata promettente come coadiuvante nei protocolli integrati.
  • Alcuni preparati erboristici (es. Zuoci Pill) hanno mostrato efficacia comparabile a quella di farmaci convenzionali.

Tuttavia, la qualità degli studi è spesso limitata da bias metodologici. Serve maggiore standardizzazione dei protocolli e collaborazione tra medicina occidentale e MTC per esplorarne il pieno potenziale.

Altri approcci: ossigenoterapia, tecnologie digitali, laser

Altre strategie analizzate nella review includono:

  • Ossigenoterapia iperbarica, efficace in casi post-traumatici o ischemici
  • Terapie digitali (app, e-health), in crescita, ma ancora poco validate
  • Laser a bassa intensità, con scarse evidenze di efficacia

Sebbene promettenti, queste terapie richiedono ulteriori studi controllati prima di entrare nella routine clinica.

Altri approcci: ossigenoterapia, tecnologie digitali, laser

Altre strategie analizzate nella review includono:

  • Ossigenoterapia iperbarica, efficace in casi post-traumatici o ischemici
  • Terapie digitali (app, e-health), in crescita, ma ancora poco validate
  • Laser a bassa intensità, con scarse evidenze di efficacia

Sebbene promettenti, queste terapie richiedono ulteriori studi controllati prima di entrare nella routine clinica.

Discussione e raccomandazioni cliniche

Una delle conclusioni principali della review è che non esiste un singolo trattamento efficace per tutti i pazienti con acufene. La condizione è altamente eterogenea, e le risposte terapeutiche variano in base a:

  • Etiologia (neuropatica, ototossica, vascolare, idiopatica)
  • Gravità e cronicità
  • Stato emotivo e psicologico
  • Presenza o assenza di perdita uditiva

Il modello vincente, secondo gli autori, è quello multimodale e personalizzato, che combina diversi approcci a seconda del profilo del paziente. In particolare:

Raccomandazioni operative:

  • Iniziare con valutazione ORL e audiologica completa
  • Integrare assessment psicologico
  • Proporre CBT come base del trattamento
  • Valutare TRT, impianti, agopuntura e altre terapie complementari in funzione del caso
  • Evitare polifarmacoterapia non giustificata
  • Monitorare l’evoluzione con strumenti validati (es. THI, VAS, TFI)

Conclusione

L’acufene continua a rappresentare una sfida diagnostica e terapeutica nella pratica clinica. Questa umbrella review offre un quadro aggiornato e rigoroso delle evidenze disponibili, sottolineando al contempo i limiti delle conoscenze attuali.

L’integrazione di evidenze cliniche, esperienza professionale e preferenze del paziente resta la chiave per una gestione efficace e sostenibile dell’acufene.

Con l’auspicio che i prossimi anni portino maggiore standardizzazione, trial multicentrici di qualità e modelli terapeutici integrati, il messaggio è chiaro: il tinnitus può essere gestito con successo, se affrontato con un approccio centrato sul paziente.

Link articolo: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40712351/