Oggi, 25 Febbraio 2022, parliamo di

Jacopo Alessandro Calvi detto il Sordino

Jacopo Alessandro Calvi, detto il Sordino, fu rinomato poeta e pittore attivo a Bologna nella seconda metà del ‘700. Ripercorriamo le tappe più importanti del suo percorso artistico.

Jacopo Alessandro Calvi (Bologna 1740 – 1815), detto il Sordino a causa di una malattia che lo colpì all’età di 8 anni privandolo dell’udito, fu rinomato poeta e pittore attivo a Bologna nella seconda metà del ‘700.

La formazione di Jacopo Alessandro Calvi si avviò sotto l’egida di Giuseppe Varotti presso l’Accademia Clementina di Bologna dove, nel 1756, si distinse per il disegno a sanguigna di un Fetonte fulminato (ora presso il gabinetto di disegni dell’Accademia di belle arti di Bologna). 

Nello stesso periodo, il Calvi avviò la frequentazione di Giampietro Zanotti, poeta e pittore affiliato alla colonia Renia, che nel 1756 gli dedicò “Avvertimenti per lo incamminamento di un giovane alla pittura”, intesi a ribadire l’affinità di pittura e poesia, in accordo con l’antico precetto dell’ut pictura poesis. Il giovane apprendista pittore, dunque, è invitato ad affiancare alla formazione pittorica una solida preparazione umanistica. 

Successivamente, nel 1763, il Calvi fu aggregato all’Accademia degli Indomiti e all’Accademia del Porto e nel 1766, fu assunto in Arcadia con il nome di Felsineo Macedonico.

Tracciare un profilo completo della produzione artistica e letteraria del Calvi è esercizio complesso; da una parte perché questa si svolse su ampia scala, egli infatti accettò commissioni a Bergamo, Siena, Ascoli Piceno e Cracovia, dall’altra perché questa comprende numerose produzioni poetiche d’occasione, cui seguirono talvolta anche commissioni artistiche. Nel 1761, per esempio, in occasione dei festeggiamenti per l’unione di Gian Francesco Aldovrandi con Lucrezia Fontanelli, il Calvi fu impiegato in qualità sia di poeta sia di pittore e per questi redisse un epitalamio e la decorazione ad affresco delle stanze di Villa Aldovrandi.

Fig.1 Jacopo Francesco Calvi: Ritratto del Padre somasco Giampietro Riva

Per questa ragione, in tale sede intendo concentrarmi su due ritratti: i mezzi busti del padre somasco Giampietro Riva (1765) e dell’astronomo e scienziato Eustacchio Zanotti, entrambi in collezioni private. Sebbene il Calvi “non volle perdersi a formar ritratti d’uomini e donne perché diceva che il ritrattista di professione non può mai essere che un mediocre pittore”, questi sono testimonianze importanti del sistema di relazioni entro cui il pittore operava e consentono di tracciare un profilo critico della stessa produzione. 

Giampietro Riva (Lugano 1696-1785), Fig.1, allora procuratore generale dell’ordine somasco presso la Santa Sede, coinvolse il Nostro nell’ambizioso progetto degli Atti di San Girolamo Miani

Il volume consisteva in una raccolta di componimenti intesi a tracciare una biografia ufficiale del padre fondatore della congregazione dei chierici regolari somaschi negli anni successivi alla canonizzazione, proclamata nel 1767 da Clemente XIII. In tale occasione, il Calvi realizzò e sottopose all’approvazione del papa la tela del San Girolamo Miani in gloria, Fig. 2, (olio su tela, 1767, Bologna, collezione Molinari Pradelli), di cui si conservano un bozzetto preparatorio (Milano, Salamon Gallery) e un’incisione di Giovanni Fabbri.

Fig. 2 San Girolamo Miani in gloria (olio su tela 1767, Bologna collezione Molinari Pradelli)

Dipinto e sonetti, dunque, furono composti assieme: la capacità del Calvi di tradurre composizioni poetiche in immagini e, viceversa, evocare immagini in versi, offre lo spunto per uno studio sul processo creativo dell’artista e sui riferimenti letterari e artistici. Da un punto di vista artistico, per esempio, le stampe e i disegni in circolazione all’epoca consentono al dipintore-poeta di attingere a un repertorio iconografico di ampio spettro sia cronologico, si veda il riferimento all’Assunta di Tiziano (Venezia, 1516), sia spaziale, con la ripresa dell’iconografia del San Girolamo Miani sostenuto dagli angeli del veneziano Jacopo Amigoni (Venezia, 1747, seminario patriarcale). 

In conclusione, il ritratto di Giampietro Riva dimostra le molteplici potenzialità di analisi che un semplice ritratto può offrire.

Il secondo ritratto che vorrei brevemente illustrare è quello dell’astronomo e matematico Eustacchio Zanotti, principale fautore dell’aggregazione del Calvi all’Accademia dell’Arcadia e da questi dipinto più volte.

In particolare, oltre al ritratto ufficiale, Fig.3, è stato recentemente pubblicato da Irene Graziati un inedito ritratto a matita, in collezione privata. Nel disegno, Fig.4, si predilige una visione di profilo, che mostri la naturale calvizie dello scienziato, al contrario nascosta nel quadro da un’imponente parrucca.

Fig. 3 Jacopo Francesco Calvi: Ritratto di Eustacchio Zanotti

Questo disegno è interessante per due aspetti: da una parte perché è testimonianza di un rapporto duraturo tra i due, dall’età matura sino all’età senile, dall’altra perché la scelta di rappresentare l’anziano scienziato entro un tondo di profilo è alquanto insolita.

Il formato e la raffigurazione di profilo evocano chiaramente le medaglie antiche e i tondi quattrocenteschi, mentre è curiosa l’assenza di idealismo del volto. In altre parole, colpisce il naturalismo pittorico con cui si descrive il volto raggrinzito e i capelli grigi dell’anziano Zanotti. Infatti, la cultura umanistica di formazione del Calvi ha pochi precedenti per questa tipologia di raffigurazione di un uomo in età senile e il disegno, databile intorno all’ottavo decennio del Settecento, non sembra appartenere né al genere della “senilità oggetto di scherno”, né sembra ribadire i precetti della tradizione classica e rinascimentale della Vanitas vanitatis o memento senescere

Fig. 4 Jacopo Francesco Calvi: Ritratto a matita di Eustacchio Zanotti 

Personalmente, ritengo che questo disegno a matita del Calvi richiami piuttosto il bozzetto a matita di Sofonisfa Anguissola eseguito da Anton Van Dyck a Palermo nel 1624. Nelle notazioni a latere, il pittore fiammingo annotò che ella aveva 96 anni e memoria e cervello “prontissima” e nel ritratto della pittrice cremonese riuscì a esprimere tale acume intellettuale. Allo stesso modo, il legame affettivo e la reverenza del Calvi verso l’anziano Zanotti trovano manifestazione nella dolcezza del volto e nella purezza d’animo con cui questo è ritratto.

Jacopo Alessandro Calvi, dipintore e poeta, riuscì a dare vita e forma, colore e prosa, tanto al sentimento collettivo quanto all’affettività personale: rumori e suoni del suo universo artistico.

Bibliografia

Belvisi Ferdinando. “Elogio storico di Jacopo Alessandro Calvi.” Biblioteca Universitaria, ms 1496, VIII, ante 1830.

Graziani, Irene. “«Non volle perdersi a formar ritratti». Jacopo Alessandro Calvi e i ritratti di Eustaccghio Zanotti e degli Arcadi della Colonia Renia.” Intrecci d’arte, no. 9, Bologna, 2020, pp.80-90.

Iseppi, Giulia. “Jacopo Alessandro Calvi «dipintore e Poeta». Nuove Congiunzioni Fra Bologna e Bergamo Nel Segno Di San Girolamo Miani.” Arte Lombarda, no. 175 (3), Vita e Pensiero – Pubblicazioni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, 2015, pp. 136–45.

Pagliani, Maria Luigia. “Pietro Giordani al pittore Jacopo Alessandro Calvi: due lettere inedite”. Con operosa modestia, Biblioteca storica piacentina. Nuova serie. Studi; 35, Piacenza 2020, pp. 29-37.Salvadè, Anna Maria. “Poesia e pittura: Jacopo Alessandro Calvi e la quadreria di Filippo Hercolani.” Natura Società Letteratura, Atti del XXII Congresso del’ADI (Bologna, 13-15 Settembre 2018), Roma, 2020, pp. 1-8.

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