Medici di famiglia, risorsa importante per individuare i disturbi uditivi

È possibile intercettare precocemente un problema di ipoacusia in modo da iniziare al più presto un trattamento adeguato? Secondo uno studio dell’Università del Michigan la risposta si può trovare nel coinvolgimento dei medici di medicina generale.

È possibile intercettare precocemente un problema di ipoacusia in modo da iniziare al più presto un trattamento adeguato? Secondo uno studio dell’Università del Michigan la risposta si può trovare nel coinvolgimento dei medici di medicina generale.

L’indagine, condotta in collaborazione con la Oakland University William Beaumont School of Medicine, di Rochester nel Michigan e con il Dipartimento di Medicina di Famiglia dell’Università di Alberta, ad Edmonton in Canada, si è posta l’obiettivo di valutare un modello per coinvolgere i medici di famiglia a identificare quanto più precocemente possibile l’ipoacusia e ad indirizzare i soggetti verso una consulenza audiologica.

Lo studio ha visto coinvolte ben 14.877 persone, per un totale di 36.701 incontri. I risultati sono stati pubblicato su Annals of Family Medicine a inizio novembre 2020.

Il programma di screening chiamato Early Auditory Referral-Primary Care Study, ha previsto un “semplice” avviso elettronico che veniva presentato direttamente al medico di famiglia ogni qual volta si fosse recato a visita un soggetto di età ≥ 55 anni, allo scopo di ricordare ai medici di porre la domanda: «Ha difficoltà uditive?». A questa domanda sono state associate cinque diverse possibili risposte:

  1. Il paziente sa di soffrire di ipoacusia;
  2. Il paziente ha il sospetto di soffrire di ipoacusia;
  3. Il paziente ha il sospetto di soffrire di ipoacusia, ma si rifiuta di proseguire il programma;
  4. Il paziente non soffre di ipoacusia;
  5. Il medico non ha posto la domanda.

È stato previsto che, se il medico non avesse risposto all’avviso elettronico, lo stesso si sarebbe ripetuto ogni qual volta la persona si fosse recata in studio per delle visite successive.

Ai soggetti che hanno espresso il loro consenso è stato somministrato il questionario di valutazione psicoacustico Hearing Handicap Inventory for Elderly (HHI), che suggerisce la presenza di handicap a causa dell’ipoacusia se il soggetto totalizza un punteggio ≥ 10. Il risultato però non è stato mostrato ai medici di famiglia.

I soggetti che hanno proseguito lo studio sono stati inviati dallo specialista che ha valutato, tra l’altro, l’entità della perdita uditiva e la raccomandazione al l’utilizzo degli apparecchi acustici.

Hanno completato lo studio 5.883 soggetti.

Il 58% di essi era affetto da ipoacusia e il 25,2% di essi aveva un punteggio HHI ≥ 10. Alla valutazione audiologica sono stati inviati 1.660 soggetti, di cui il 58,7% è stato candidato alla terapia protesico-riabilitativa.

Lo studio ha dimostrato che le consulenze audiologiche sono aumentate fino al 10,7%, rispetto al 3,3% del gruppo di controllo composto sempre da medici di famiglia. Queste consulenze nel 93% dei casi sono state considerate dagli audiologi appropriate al fine di diagnosticare l’ipoacusia e suggerire il trattamento terapeutico migliore.

L’ipoacusia colpisce oltre il 30% delle persone di età ≥ 55 anni. Se non vi si pone rimedio, diventa un importante fattore di rischio in soggetti che soffrono di altre patologie come l’ipertensione, il diabete, la demenza e la depressione, in quanto determina un peggioramento sostanziale della percezione della propria qualità di vita, con un significativo e diretto aumento dei costi da parte dello Stato per l’assistenza sanitaria.

Nonostante negli Stati Uniti sia la seconda condizione cliniche che determina disabilità, nel 75% dei casi rimane sotto-diagnosticata e, addirittura, non trattata.

Lo studio dimostra come sia fondamentale l’attività di screening e di coinvolgimento, non solo dei medici specialisti, ma anche dei medici di famiglia.

La figura del medico di medicina generale rappresenta una componente chiave in quello che è il management della salute globale delle persone assistite. Egli, infatti, ha il compito di interpretare i sintomi riferiti dal paziente e di indirizzarlo verso una diagnosi attraverso, esami diagnostici, visite specialistiche e prescrizione di una terapia, che, oltre a garantire continuità all’assistenza sanitaria, ha lo scopo di migliorare la percezione globale della qualità di vita.

Reference

Zazove P, Plegue MA, McKee MM, et al. Effective Hearing Loss Screening in Primary Care: The Early Auditory Referral-Primary Care Study. Ann Fam Med. 2020;18(6):520-527.

Vincenzo Grancagnolo
Vincenzo Grancagnolo
Dottore in Tecniche Audioprotesiche, Catania