Ridurre il rischio demenza: il ruolo degli apparecchi acustici

Una corretta identificazione e trattamento del disturbo uditivo, soprattutto anche grazie all'utilizzo di apparecchi acustici, potrebbe risultare efficace nel ridurre l’incidenza cumulativa della demenza.

Un gruppo di ricercatori dall’Università di Ulster, UK, ha dimostrato un’importante riduzione del rischio di sviluppo di demenza in pazienti portatori di apparecchi acustici.

L’incidenza della demenza ha importanti costi economici, psicologici ed emozionali per i pazienti che ne soffrono e per i loro familiari. Per questo motivo, la prevenzione è diventata una priorità nel settore sanitario in tutto il mondo. Stile di vita e comportamenti specifici, tra cui l’esercizio fisico e una dieta sana, giocano un ruolo fondamentale nel rallentamento dello sviluppo della demenza.

Numerose ricerche hanno dimostrato l’esistenza di un legame tra perdita dell’udito e aumento dell’incidenza di demenza. Nonostante la prevalenza di disturbi uditivi tra i pazienti con demenza, la perdita dell’udito spesso non viene diagnosticata e trattata. La domanda sorge dunque spontanea: qual è il legame tra utilizzo di apparecchi acustici, declino cognitivo e rischio di insorgenza della demenza?

La risposta ci arriva da un gruppo di ricercatori dalla Università di Ulster, UK, che si è proposto di indagare proprio quali effetti avesse lutilizzo degli apparecchi acustici sull’evoluzione del deterioramento cognitivo lieve (Mild Cognitive Impairment, MCI) e sulla progressione della demenza.

I ricercatori hanno analizzato i dati ottenuti dal National Alzheimer’s Coordinating Center (NACC) in una ricerca longitudinale retrospettiva che ha coinvolto 2114 partecipanti di età superiore ai 50 anni. L’assessment clinico e la diagnosi dei partecipanti è stata eseguita considerando il protocollo diagnostico del Alzheimer’s Disease Research Centers in accordo con il punteggio Clinical Dementia Rating Sum of Boxes per la misurazione del declino cognitivo in sei aree funzionali: memoria, orientamento, giudizio e problem solving, relazioni sociali, casa e hobby, cura personale. Le informazioni circa il deficit uditivo sono state invece autoriferite dai partecipanti stessi, tramite un self-report. In base ai dati raccolti, gli individui che hanno dichiarato di non avere deficit uditivi sono stati esclusi dal campione, i restanti partecipanti sono stati suddivisi in portatori dell’apparecchio acustico e non.

Le analisi statistiche condotte sul dataset hanno rilevato l’esistenza di un’associazione indipendente tra utilizzo di apparecchi acustici e riduzione del rischio di incidenza della demenza in pazienti MCI. È stato inoltre riscontrato un declino cognitivo accelerato nei partecipanti MCI non portatori di apparecchi acustici. I risultati dello studio suggeriscono che la compromissione dei processi di memorizzazione potrebbe essere dovuta all’allocazione maggiore di risorse mentali nei processi percettivi piuttosto che nell’archiviazione di informazioni.

In conclusione, lo studio ha dimostrato una più lenta progressione da deterioramento cognitivo lieve a demenza in pazienti che utilizzano apparecchi acustici. È importante considerare che finora non sono state riscontrate differenze significative nel declino cognitivo tra individui sani e pazienti con deficit uditivi. Questo suggerisce dunque che una corretta identificazione e trattamento del disturbo uditivo potrebbe risultare efficace nel ridurre l’incidenza cumulativa della demenza.

Reference

Bucholc, M., McClean, P. L., Bauermeister, S., Todd, S., Ding, X., Ye, Q., … & Maguire, L. P. (2021). Association of the use of hearing aids with the conversion from mild cognitive impairment to dementia and progression of dementia: A longitudinal retrospective study. Alzheimer’s & Dementia: Translational Research & Clinical Interventions7(1), e12122.

Elisabetta Miato
Elisabetta Miato
Dottoressa in Psicologia Cognitiva e Comunicazione alla Salute