Screening della perdita uditiva nell’anziano: un’opportunità oltre gli ostacoli

La Task Force per i servizi preventivi degli Stati Uniti (USPSTF) denuncia la mancanza di prove del beneficio della cura dell'udito e l'importanza di trattare questa patologia anche al di fuori della tradizionale clinica di audiologia.

La Task Force per i servizi preventivi degli Stati Uniti (USPSTF) ha recentemente riesaminato il rapporto tra beneficio e danno di questo screening, ribadendo che non ci sono prove sufficienti per fare una raccomandazione.

Il report USPSTF si basa sull’analisi delle ultime evidenze e su una revisione sistematica, eseguita da Feltner e colleghi. Tale revisione ha evidenziato che relativamente pochi studi riportano i benefici derivanti dalla rimediazione protesica e ha concluso affermando che esistono già più metodi di screening in grado di rilevare con precisione la perdita dell’udito negli anziani ma che mancano di implementazione.

Di recente il dibattito ha acceso una discussione sulle colonne della rivista JAMA Otolaryngology Head Neck Surgery. Le conseguenze negative della perdita di udito nei soggetti anziani hanno ricevuto un’attenzione senza precedenti da parte dei media e delle principali organizzazioni scientifiche, a seguito di ricerche che dimostrano le associazioni tra perdita uditiva ed importanti esiti dell’invecchiamento in buona salute. Tali ricerche indagavano parametri quali demenza, funzione fisica e richiesta di assistenza sanitaria. Nonostante ciò, il report USPSTF ha evidenziato grandi lacune nelle evidenze sul percorso assistenziale ed i benefici dell’affrontarlo per chi ha una riduzione dell’udito. La continua designazione di prove insufficienti dopo un notevole decennio di ricerca sull’udito sottolinea l’ampiezza del divario che i ricercatori in campo uditivo devono colmare.

Ad oggi, molti studi sull’intervento con ausili uditivi hanno analizzato il tema della qualità della vita. Sebbene alcune analisi di dati secondari suggeriscano che l’uso di ausili uditivi possa proteggere dagli esiti negativi sulla salute, è difficile analizzare la correlazione significativa tra fattori socioeconomici protettivi simili associati anch’essi all’uso degli apparecchi acustici. Sono però attualmente in corso ampi studi clinici randomizzati per valutare gli effetti delle migliori pratiche di cura dell’udito sul declino cognitivo, il benessere sociale e la funzione fisica.

Sicuramente, un ostacolo all’attuazione dello screening uditivo nei soggetti anziani è la non chiarezza sul modo migliore di trattare l’argomento con i pazienti al di fuori del contesto audiologico. Vi è una mancanza di iniziative di salute pubblica sulla comunicazione in tema di calo di udito, con una metrica comune e concordata che offra informazioni su quando agire. Termini come “perdita lieve” e “moderata” hanno poco significato e possono persino risultare nocive insinuando che la perdita dell’udito sia trascurabile. Ancora più confuso è il gergo che discute la forma della perdita uditiva mediante le frequenze o in termini di percentuale di riduzione uditiva. Inoltre, al di fuori delle cliniche di audiologia e otorinolaringoiatria, non è chiaro il grado di ipoacusia per cui effettuare un rinvio ad uno specialista dopo i risultati dello screening.

Tra gli altri argomenti trattati in questo report, l’USPSTF evidenzia il vantaggio della capacità tecnologica nell’esecuzione dello screening uditivo. I recenti progressi nei sistemi di valutazione audiometrica scaricabili su tablet e smartphone mediante applicazioni di test dell’udito, forniscono mezzi di qualità per valutare l’udito al di fuori della cabina silente tradizionale. Tuttavia, non risultano essere ancora chiari i passaggi successivi all’utilizzo e al monitoraggio della propria condizione uditiva mediante queste applicazioni.

L’aspetto più sostanziale dell’ultima conclusione dell’USPSTF è che mancano prove del beneficio della cura dell’udito. Ci sono storie aneddotiche di molti medici, ricercatori, amici e familiari su come aiutare gli anziani con soluzioni per la cura dell’udito e per migliorare aspetti quali l’elaborazione cognitiva, l’umore e l’impegno sociale. Ciononostante, mentre l’evidenza di associazioni tra udito e importanti esiti di salute è solida, non vi è evidenza che un intervento di cura dell’udito prevenga o protegga in modo significativo da questi esiti negativi sulla salute.

Nel complesso, è chiaro che ci sia molto lavoro da completare per quanto riguarda l’attuazione di screening uditivi nei soggetti anziani. Risulta quindi nota l’importanza di trattare la perdita dell’udito al di fuori della tradizionale clinica di audiologia, che dovrebbe essere al più presto concretizzata ed effettuata. È necessario vedere un’opportunità per riuscire a costruire sugli sforzi nascenti nel rispondere a queste necessità e impegnarci in un’indagine scientifica rigorosa nelle discipline di audiologia, otorinolaringoiatria, geriatria e salute pubblica. La speranza è quella che i ricercatori, i medici e ulteriori professionisti sanitari portino avanti l’obiettivo cosicché un’altra revisione USPSTF tra dieci anni avrà le prove necessarie per fornire una raccomandazione.

Reference

Feltner  C, Wallace  IF, Kistler  CE, Coker-Schwimmer  M, Jonas  DE.  Screening for hearing loss in older adults: updated evidence report and systematic review for the US Preventive Services Task Force.   JAMA.

Reed NS, Oh ES. United States Preventive Services Task Force Recommendation for Hearing-Loss Screening Among Older Adults: An Opportunity in Insufficient Evidence. JAMA Otolaryngol Head Neck Surg. Published online March 23, 2021.

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Alessia Sanavio
Dottoressa in Tecniche Audiometriche e Tecniche Audioprotesiche, Università degli Studi di Torino.