Apparecchi acustici: quanto “pesa” il design sull’accettazione dei pazienti?

Molte persone sono riluttanti ad adottare soluzioni acustiche per l'ipoacusia. Quanto incide il fattore estetico? Ne parliamo con Maria Rita Canina, esperta di biodesign.

design estetica apparechi acustici

Nell’ipoacusia, il successo della terapia protesico-riabilitativa dipende in larga misura dalla tempestività di intervento. Prima si inizia, meglio è.

Eppure sono ancora poche le persone affette da ipoacusia di entità lieve (26 – 40 dBHL0 che si rivolgono alla protesizzazione acustica. E se fosse un problema estetico degli apparecchi? Quali sono i contributi che le wearable technologies possono dare nel processo di design delle soluzioni acustiche?

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Maria Rita Canina
Maria Rita Canina, docente alla Scuola del Design del Politecnico di Milano.

Per rispondere a queste domande ORL.news ha intervistato Maria Rita Canina, Ph.D in Disegno Industriale e biodesigner, PostDoc Associate al Massachusetts Institute of Technology (MIT). La prof.ssa Canina è docente di Disegno Industriale presso la Scuola del Design del Politecnico di Milano, dove è incaricata, tra l’altro, del coordinamento scientifico di IDEActivity Center e del Laboratorio di Biodesign.

Professoressa Canina, che cosa si intende quando si parla di wearable device?
Al giorno d’oggi c’è una grande propensione a modificare il concetto di benessere e health care attraverso il cambiamento della tecnologia in “indossabile”. L’espressione wearable device si riferisce a sistemi elettrici o meccanici che vengono “indossati” sul corpo, rimanendone a stretto contatto per un tempo prolungato, questo anche tramite l’incorporazione in capi di abbigliamento.

Secondo lei gli apparecchi acustici rientrano in questa categoria?
Ritengo che gli apparecchi acustici dal punto di vista tecnologico possano rientrare nel wearable tech, ma a livello di percezione e accettazione da parte dell’utente rimangano ancora in quei dispositivi classificati come protesi o ausili. Perché possano essere riconosciuti come oggetti che potenziano, completano o arricchiscono e non come dispositivi che vanno a “colmare una mancanza” non è sufficiente migliorare la tecnologia, ma bisogna agire progettando un sistema-prodotto che tenga conto dell’aspetto formale, dei desideri dell’utente, e che rispetti i requisiti di indossabilità dal punto di vista percettivo, psico-fisico e socio-culturale.

Non è facile…
L’ostacolo maggiore è forse quello socio-culturale, soprattutto per il nostro Paese. Nel nord Europa infatti è molto più facile trovare utenti che indossano protesi “a vista” (ad es. d’arto) mentre noi tendiamo a utilizzare rivestimenti estetici che simulano il reale.

In termini di design progettuale, gli apparecchi acustici di oggi rispettano i principi di wearability?
La tecnologia digitale è in costante miglioramento, ma questi progressi richiedono fattori di “forma più indossabili”. Un prodotto indossabile dovrebbe avere criteri di vestibilità. La vestibilità o wearability è definita come la relazione tra una tecnologia indossata e la capacità o il desiderio dell’utente di indossarla. Riguarda lo stato fisico, cognitivo ed emotivo dell’utente e l’impatto della tecnologia indossabile in ciascuna di queste aree. Nella progettazione di sistemi indossabili si devono affrontare una molteplicità di specifiche funzionali, tecniche, fisiologiche, sociali, culturali ed estetiche perché essi possano essere attrattivi, confortevoli, funzionali e affidabili.
Il metodo di progettazione sviluppato presso Biodesign Lab del Dipartimento di Design del Politecnico di Milano tiene conto infatti di tutti questi parametri, integrando aspetti di wearability a un approccio user centered, in cui la persona assume un ruolo centrale nel processo di progettazione.

Ci può spiegare meglio questo metodo?
Il nostro metodo prende in considerazione l’interazione tra la forma fisica degli oggetti, l’antropometria del corpo umano e il loro rapporto con gli aspetti di comfort psicologico e socio-culturale attraverso la valutazione di parametri quali: la piacevolezza di indossare o meno il dispositivo e quindi l’aspetto estetico, la sensazione di avere il prodotto a stretto contatto con il corpo, il modo in cui il sistema interferisce o meno sul lavoro svolto e le posizioni assunte, la sensazione di estraneità o diversità rispetto agli altri indossando il dispositivo.
Penso che in questo scenario, in cui un fattore di estrema importanza è l’esperienzialità intrinsecamente legata all’identità stessa degli individui, gli attuali apparecchi acustici abbiano ancora delle carenze dal punto di vista progettuale. In termini di accettazione sociale, attraverso un corretto design, potrebbe diventare un “ornamento estetico e funzionale”.

Nel momento della progettazione di un nuovo apparecchio acustico, quali sono i principi che le case costruttrici dovrebbero seguire per fare in modo che sia anche bello da indossare?
La wearability è un elemento chiave nel design di successo delle tecnologie indossabili. Questo porta chi si occupa di progettazione a lasciare l’ap­proccio del design tradizionale, espresso come “la forma segue la funzione”, per il criterio secondo cui “la forma e la funzione seguono la user experience”, evidenziando un approccio centrato sull’essere umano e sull’es­perienza dell’utente.
Nella progettazione del dispositivo indossabile, il progettista deve costruire un nucleo adeguato di competenze e know-how al fine di gestire problematiche complesse e multidisciplinari di questi sistemi affrontando fattori relativi all’antropometria, all’ergonomia, alle scienze cognitive, alla psicologia, alla sociologia, alle scienze dei materiali, al design dell’interfaccia e al design di prodotto.
La relazione tra tecnologie ed estetica, elemento questo che caratterizza fortemente il mondo della moda ad esempio, è stato possibile perché gli approcci metodologici e la sensibilità dei designer e degli operatori della moda come quelli dei tecnologi stanno arrivando a una visione sempre più integrata e complessiva della realtà. Le case costruttrici di apparecchi acustici dovrebbero seguire lo stesso percorso del sistema moda nel trattare le wearable technologies gestendo la vestibilità, il comfort e l’es­tetica del dispositivo indossabile, come fashionable technology, ovvero l’intersezione tra il design, la moda, la scienza e la tecnologia. Essa si configura in progetti di abbigliamento, accessori, gioielli che combinano estetica e stile con la tecnologia funzionale.
Per ragionare in termini di fashionable wearables, le case costruttrici dovrebbero considerare gli utenti finali come persone attente allo stile e alle grandi potenzialità delle tecnologie indossabili, le cui funzionalità possano favorire la promozione del benessere psico-fisico e sociale.

Quanto è importante l’attività di divulgazione e di storytelling che tutto il comparto audiologico dovrebbe avere per una più ampia accettazione dell’apparecchio acustico?
I termini salute, benessere e comfort hanno assunto con il tempo un’ac­cezione sempre più evoluta e sofisticata. Così come la salute e il benessere non coincidono più soltanto con la cura o la mancanza di malattie, oggi il comfort non è solo il risultato di prestazioni efficienti da parte di un prodotto. La forte integrazione tra molteplici fattori quali gli aspetti materiali e quelli culturali, gli elementi fisiologici e quelli psicologici ed emotivi, diventa caratterizzante per il nuovo significato dei termini. È ciò che nel linguaggio del design viene definito sistema-prodotto in cui gli aspetti tecnologici, estetici, ergonomici e comunicativi hanno, nella progettazione, lo stesso peso e vengono trattati come parti essenziali per l’accettazione di un prodotto.
Quando si parla di esperienza utente in termini di piacevolezza e desiderabilità di indossare l’apparecchio, di accettazione sociale e di cambiamento culturale lo storytelling assume un ruolo fondamentale nella relazione con le persone.

Design degli apparecchi acustici: breve excursus storico

Figura 1 - Acousticon Mod 26
Figura 1 – Acousticon Mod 26

I primi apparecchi acustici risalgono alla fine del XIX secolo. Sono molto semplici: un microfono a carbone, un amplificatore, una pila e un auricolare (Fig. 1). In pratica, strumenti rudimentali sia dal punto di vista tecnico (la resa è molto bassa, distorsioni e rumore di fondo sono molto elevati), sia dal punto di vista estetico. Sono ingombranti e per niente discreti.

Per poter vedere un passo in avanti bisogna aspettare gli anni Cinquanta del ventesimo secolo. Nel 1950 arriva sul mercato un piccolo apparecchio acustico a scatola, dalle dimensioni di 5 x 7 cm. Uno strumento compatto che integra microfono, circuito di amplificazione e vano pila (Fig. 2).

Maico Mod. Secret
Figura 2 – Maico Mod. Secret

Nel 1956 fanno la loro comparsa i primi apparecchi acustici retroauricolari (Fig. 3). Hanno ancora dimensioni importanti, ma sono in grado di avvicinare alla protesizzazione tutte quelle persone che considerano l’aspetto estetico un fattore rilevante. Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta i progressi nel campo della miniaturizzazione delle componenti elettroniche sono notevoli. Ed è grazie agli ingegneri di quegli anni che compaiono i primi apparecchi acustici endoauricolari.

Uno dei primi apparecchi acustici BTE
Figura 3 – Uno dei primi apparecchi acustici BTE

Il primo apparecchio acustico digitale viene messo in commercio nel 1987 dall’azienda statunitense Nicolet Corporation. Da quel momento in poi la cosiddetta “rivoluzione digitale” ha letteralmente cambiato il mondo degli apparecchi acustici, restituendo la capacità di riscoprire i suoni ai soggetti con ipoacusia.

Possiamo dividerli in tre grandi famiglie (Fig. 4):

  • apparecchi acustici retro-auricolari BTE (Behind in The Ear),
  • apparecchi acustici retro-auricolari con ricevitore nel canale RITE (Received In The Ear)
  • apparecchi acustici endoauricolari che, a secondo della profondità in cui vengono posizionati nel condotto uditivo esterno si dividono in CIC (Completely In the Canal) e IIC (Invisible In the Canal).
Apparecchi acustici.
Figura 4 – Apparecchi acustici.

Oggi, nonostante i grandi passi in avanti dal punto di vista tecnico-medicale, poco è stato fatto da un punto di vista estetico.

Quasi ad assecondare lo stigma che ancora oggi accompagna l’ipoacusia ci si è preoccupati di ridurre le dimensioni delle soluzioni acustiche e di pubblicizzarne la loro invisibilità: dal momento che l’ipoacusia non “si vede” e la si riconosce soltanto nel momento di comunicare, l’uso di un apparecchio acustico rischia di rendere visibile l’handicap invisibile per eccellenza.

Vincenzo Grancagnolo
Consulting Publishing Editor

Redazione
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