Presbiacusia e disturbi cognitivi

Il trattamento precoce con apparecchi acustici negli adulti con presbiacusia lieve-moderata ha mostrato di portare un reale e significativo il beneficio neurocognitivo.

In questo articolo

La presbiacusia lieve-moderata non trattata è associata a una riorganizzazione neurale e a deficit cognitivi e il trattamento precoce con apparecchi acustici può migliorare la funzione neurocognitiva. Lo sostiene uno studio pubblicato su Frontiers in Neuroscience da due ricercatrici dell’università del Colorado.

È frequente che i pazienti adulti affetti da presbiacusia iniziale si adattino alla perdita dell’udito lenta e progressiva compensando attraverso alcuni comportamenti: si concentrano più intensamente, si affidano a stimoli visivi e alla mimica facciale, colmano le lacune dei discorsi in modo intuitivo.  Dai dati emersi da questo studio, come da numerosi altri, si confermerebbe l’ipotesi che la perdita uditiva anche lieve-moderata non trattata comporti non soltanto una compensazione comportamentale, ma anche una compensazione neurofisiologica e sarebbe associata a una riorganizzazione neurale e a deficit cognitivi.

Nella riorganizzazione cross-modale, infatti, la corteccia uditiva viene riorientata a cogliere stimoli visivi e vibro-tattili, ma finora non era stata studiata la misura in cui questi cambiamenti neuroplastici influenzassero i risultati cognitivi.

Il trattamento precoce con apparecchi acustici ben adattati ha portato nel corso di sei mesi a una significativa riduzione della riorganizzazione cross-modale, a un significativo miglioramento delle prestazioni cognitive e della percezione del linguaggio e a elevati livelli di beneficio e soddisfazione autopercepita con gli apparecchi acustici.

La ricerca

Lo studio aveva come scopo la valutazione dell’impatto della perdita uditiva non trattata legata all’età sulla funzione neurocognitiva prima e dopo il trattamento con apparecchi acustici.

Sono stati reclutati 41 adulti (64 anni l’età media), senza compromissioni neurologiche segnalate e con acuità visiva normale o correlata a quella normale, divisi in due gruppi: 13 adulti con soglie uditive clinicamente normali di tono puro come gruppo di controllo e 28 adulti affetti da presbiacusia lieve, tra i quali nessuno ha segnalato l’uso di apparecchi acustici prima dell’iscrizione allo studio. Ai soggetti con deficit uditivi è stato chiesto di indossare i propri apparecchi acustici almeno 5 ore al giorno e nel follow-up a sei mesi.

Nello studio è stato utilizzato l’elettroencefalogramma ad alta densità (HDEEG) per registrare i potenziali evocati visivi (PEV) in risposta a stimoli visivi e a test cognitivi in tutti i domini della funzione cognitiva globale, della funzione esecutiva, della velocità di elaborazione, della memoria di lavoro visiva e della memoria di lavoro uditiva per valutare la relazione tra la neuroplasticità corticale visiva, la percezione del linguaggio e la funzione cognitiva. I test sono stati effettuati subito dopo l’applicazione dell’apparecchio acustico e a sei mesi.

Al primo controllo le persone con presbiacusia lieve-moderata non trattata mostravano una riorganizzazione cross-modale della corteccia uditiva attraverso la visione e deficit cognitivi.

Dopo 6 mesi di utilizzo di apparecchi acustici, nei soggetti con presbiacusia è stata evidenziata la riduzione dell’attività della corteccia temporale e frontale, fatto che suggerisce una riorganizzazione cross-modale e il ripristino dei modelli di elaborazione visiva tipici dei normo udenti.

Inoltre, sono stati osservati miglioramenti significativi nelle funzioni cognitive nei campi della funzione cognitiva globale, della velocità di elaborazione, della funzione esecutiva e della memoria di lavoro visiva.

Conclusioni

In conclusione, lo studio confermerebbe il beneficio neurocognitivo fornito dal trattamento precoce con apparecchi acustici negli adulti con presbiacusia lieve-moderata e, secondo le ricercatrici, mette in evidenza l’opportunità di individuare attraverso screening e controlli e di trattare precocemente la perdita dell’udito legata all’età, fenomeno spesso sottovalutato e diagnosticato in ritardo.

Reference

Glick H, Sharma A. The brain on hearing aids: Can treatment with hearing aids improve neurocognitive function in age-related hearing loss? Hearing Review. 2021;28(1):28-32.

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Raffaella Tavan