Flocculo e paraflocculo cerebellari: possibile ruolo nella modulazione dell’acufene

La probabile esistenza di un circuito a feedback tra la corteccia uditiva e il paraflocculo, suggerisce il sito di quest'ultimo come elemento chiave per diverse strategie terapeutiche volte al trattamento dell’acufene.

Una review olandese pubblicato su Hearing Research, condotta da ricercatori del Dipartimento di Neurochirurgia e del Dipartimento di Otorinolaringoiatria e chirurgia testa/collo dell’University Medical Center di Groningen, si è posta l’obiettivo di indagare i principali risultati presenti in letteratura sul ruolo delle connessioni tra cervelletto, in particolare del flocculo e del paraflocculo, e sistema uditivo.

Flocculo e paraflocculo

Il flocculo e il paraflocculo sono piccole regioni del cervelletto localizzate in prossimità dell’angolo ponto-cerebellare: in entrambi gli emilobi cerebellari, il flocculo si trova nel bordo posteriore del peduncolo cerebellare medio, anteriormente al lobulo biventre; dorsalmente al flocculo si trova invece il paraflocculo, che, mediamente, è il 40% delle dimensioni del flocculo. 

Nonostante la funzione comunemente attribuita al cervelletto sia quella legata all’apprendimento e al controllo motorio, nonché a funzioni che riguardano l’apparato vestibolare, esso svolge anche una funzione strettamente uditiva

Il cervelletto infatti oltre a ricevere gli input uditivi attraverso i nuclei pontini direttamente dal collicolo inferiore e dalla corteccia uditiva nel paraflocculo controlaterale, riceve ipsilateralmente delle proiezioni dal nucleo cocleare, in particolare nel verme, nel nucleo cerebellare laterale e nel flocculo.

Dal momento che sia il flocculo sia il paraflocculo ricevono input uditivi, diversi studi pubblicati recentemente in letteratura propongono l’esistenza di un circuito a feedback, in particolar modo tra il paraflocculo e la corteccia uditiva: questo circuito sembrerebbe esercitare un ruolo importante nella modulazione dell’acufene, suggerendo dunque il sito del paraflocculo come elemento chiave per mettere a punto diverse strategie terapeutiche volte al trattamento dell’acufene.

Quale ruolo hanno nell’acufene

L’acufene, cioè la percezione sonora di suoni simili a un fischio, a un ronzio o a uno scampanellio, in assenza di rumori esterni, è una condizione uditiva comune, presente in circa il 5,1 – 42,7% della popolazione generale, di cui il 3,0 – 30,9% dichiara che la percezione dell’acufene è così fastidiosa da influire negativamente sulla qualità della vita. 

La causa principale dell’insorgenza degli acufeni sembrerebbe essere attribuita al danno cocleare dovuto all’esposizione a forti rumori. 

Dal momento che l’acufene può ancora persistere anche dopo l’asportazione del nervo acustico, si ritiene che la sua percezione sia dovuta a una risposta centrale di adattamento neuroplastico alla deprivazione sensoriale, in particolare a una riorganizzazione della mappa tonotopica, o a cambiamenti nella neurotrasmissione inibitoria, che, in primo luogo, riguarda la trasmissione gabaergica. 

Diversi studi sperimentali, in cui è stato indotto un trauma acustico a cavie animali, attraverso l’esposizione ad un suono di frequenza di 10 kHz ad intensità di 124 dB per 1 ora continua, hanno evidenziato due settimane dopo l’esposizione, un aumento significativo dei livelli di mRNA dell’enzima glutammato-decarbossilasi-1 (GAD1) nel paraflocculo ipsilaterale all’orecchio esposto al rumore. 

Il GAD1 è un enzima che catalizza la decarbossilazione del glutammato in acido γ-ammino butirrico (GABA) e che, quindi, aumenta la quantità di neurotrasmettitore inibitorio GABA, alterando direttamente ed indirettamente il fine equilibrio tra impulsi eccitatori-inibitori proprio del sistema uditivo, determinando di conseguenza ipoacusia e verosimilmente l’instaurarsi di un acufene.

Conclusioni

I ricercatori olandesi concludono il loro lavoro di revisione della letteratura affermando la concreta possibilità di esistenza di un ciclo di feedback uditivo tra la corteccia uditiva e il paraflocculo. 

Infatti, nonostante gli studi condotti su cavie animali sono limitati, l’ablazione del paraflocculo sembrerebbe suggerire una modulazione migliorativa dell’acufene

Sarebbe, quindi auspicabile un incremento di studi sperimentali in tale direzione, in quanto il “facile” accesso al paraflocculo attraverso procedure neurochirurgiche, potrebbe determinare l’implementazione di nuove strategie terapeutiche che possono, in concreto, comprendere la stimolazione cerebrale profonda, l’ablazione o un intervento farmacologico locale.

FONTEHearing Research
Vincenzo Grancagnolo
Vincenzo Grancagnolo
Dottore in Tecniche Audioprotesiche, Catania